ULTIMO AGGIORNAMENTO: 05/11/2004
La Chiesa celtica si era sviluppata sulla tradizione monastica ispirata dal discepolo di Gesù - San Marco - e fu diffusa al nord dai monaci missionari che avevano viaggiato seguendo le coste occidentali dell'Europa sino all'Irlanda. Nonostante la possibilità che, sotto l'aspetto spirituale, fosse una forma più pura di Cristianesimo, la Chiesa celtica era vista come una forza avversa alla Chiesa cattolica e, quindi, al pari della dottrina ariana, fu tacciata di eresia. Ai suoi seguaci venne offerta la possibilità di scegliere tra la persecuzione e l'assoggettamento al controllo di Roma. Fu proprio con l'intento di consolidare ed espandere questo controllo che Wilfrid di York cercò di sostenere la posizione del legittimo re cristiano dei Franchi Dagoberto.
Dopo aver portato a termine gli studi nel monastero di Slane, Dagoberto si era sposato con una giovane principessa
celtica - Matilde - da cui ebbe tre figlie ma, la giovane sposa, morì proprio dando alla luce l'ultima di queste.
Wilfrid, si dette subito da fare per procurare una nuova moglie al re e la individuò nella giovane figlia di BERA
II, conte del Razès, figlio di WAMBA re dei VISIGOTI: GISELLE DE RAZÈS. Sembra che il matrimonio tra i due avvenne
proprio nella fortezza di Rennes le Château (Rhedae), allora ultimo baluardo del dominio dei Visigoti in Francia.
Fu da qui che Dagoberto, ricco e sicuro di sé, riuscì a dare inizio al suo tentativo di recuperare il trono.
Infatti, nel 674 divenne re d'Austrasia e due anni dopo Giselle gli diede un figlio maschio ed erede al trono, SIGISBERTO
IV. Dagoberto governò con il pugno di ferro, occupandosi in modo competente delle dispute interne tra i nobili
riottosi, riuscendo persino a riportare sotto il suo regno anche l'Aquitania, territorio ad ovest della Linguadoca.
Tuttavia, e con un certo disappunto del vescovo Wilfrid, Dagoberto non si impegnò molto nella causa della Chiesa
cattolica, anzi propendette piuttosto per l'arianesimo dei Visigoti, suoi parenti acquisiti. Ciononostante quando nel
679 S. Wilfrid partì dall'Inghilterra per recarsi a Roma e così partecipare al Concilio, Dagoberto lo volle
ospite presso di sé e, memore dell'antica amicizia, gli offrì il vescovato di Strasburgo ma il santo
rifiutò.
Il 23 dicembre 679 avvenne il fatto importante di questa narrazione storica: Dagoberto II fu assassinato nella foresta di Woevres nelle vicinanze di Stenay, nelle Ardenne, ed il delitto era stato commissionato, forse, addirittura al suo stesso figlioccio Giovanni, da parte del maestro di palazzo, PIPINO IL GROSSO. Verso mezzogiorno, sopraffatto dalla stanchezza, il re, dopo una battuta di caccia, si era addormentato in riva ad un ruscello sotto un albero e l'assassino, approfittando del sonno in cui era sprofondato il suo sovrano, gli aveva conficcato una lancia nell'occhio. Pare che il delitto venne compiuto con la tacita approvazione della Chiesa cattolica che ritenne di poter sopportare quest'atto generato dall'interesse politico, pur di sopprimere l'eresia ariana. Subito dopo, infatti, la Chiesa romana sostenne il diritto di Pipino di assumere il potere.
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