ULTIMO AGGIORNAMENTO: 09/11/2006
Alcuni esempi nella storia sull'uso della tecnica crittografica si possono ritrovare sia nei monumenti e non solo funerari come in famosi testi della letteratura. Ecco un bell'esempio d'iscrizione funeraria crittografica che si trova nei sotterranei del Vaticano (1):

Anche gli epitaffi non crittografici che, a prima vista, sembrano di facile lettura non sono, invece, sempre così semplici da decifrare, come questo (2):

Boni mimorie. Fortunula qu(a)e bissit annos plus minus XL, cui bene fecit felia(?) et ma(ri)tus.
Il più conosciuto crittogramma antico, forse di origine cristiana, rimane il "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", il famoso quadrato palindromo 5x5 in ciò simile ad altri giochi di parole costruiti dagli antichi romani (come la frase palindroma ritrovata in Santa Maria Maggiore "Roma summus amor"), che risale alla prima metà del I sec. d.C. ed è stato ritrovato, per ben due volte, negli scavi della Pompei romana (3):

Tra le diverse soluzioni proposte la più bella è quella collegata alla preghiera cristiana per eccellenza: il "Pater noster":

A DIOFANTO si deve, a sempiterna memoria di un problema matematico, che egli stesso volle venisse scritto sulla propria tomba sotto forma di epitaffio (riportato nel libro XIV dell'Antologia Palatina, compilato da Metrodoro, nel 500 d.C.):
Un altro enigmatico testo crittografico, che non compare come epitaffio in una lapide ma è inciso su una lastra di argento a
copertura di un altare di marmo, è quello che si trova nella Basilica di San Nicola a Bari (4).

Oltre al mistero della sua decrittazione sulla quale si sono cimentati, con non molta fortuna, alcuni ricercatori troviamo anche in questo strano testo la presenza della "N" rovesciata come in altri famosi manufatti collegati al mistero di Rennes.
Questo epitaffio, che non riguarda affatto Aelia Laelia Crispi e Lucio Agato Priscius, si trova contemporaneamente a Bologna, nell'antico Palazzo San Bonifacio a Padova, nel castello dei Principi di Condè a Chantilly (Oise, Francia) ed in una lapide conservata al museo di Beauvais, capoluogo dello stesso Oise (5).

Ma last not least, c'è l'epitaffio di Shakespeare; non si tratta di quello oggi visibile sulla sua tomba che venne sostituito intorno al 1830 (6). Quello originale conteneva queste strane parole e segni:
Good Frend for Iesus SAKE forbeare
To diGG TE Dust Enclo-Ased HE.RE.
Blese be TE Man TY spares Tes Stones
Ans curst be He TY moves my Bones.
(1) www.stpetersbasilica.org/Necropolis/MG/TheTombofStPeter-6.htm#inscriptions
(2) www.tropeamagazine.it/archeologia/derossi2/index.html
(3) www.eliogalasso.it/sator/elibro.html
(4) digilander.libero.it/marcoguidocorsini/bari.htm
(5) angolohermes.interfree.it/Approfondimenti/Gaudenti/Aelia_Laelia.html
(6) www.shakespeareinitaly.it/tomba.html
– perso.orange.fr/union.rationaliste44/Cadres%20Dossiers%20en%20Ligne/Dossiers_en_ligne/Sciences%20Pseudo-Sciences/Crypto/crypto3.html