La lettera di Moreo al re di Spagna - primo messaggio segreto che gli fu dato da decrittare - è del 28.10.1589 ed anche se fu completamente decifrato e reso pubblico il 28.3.1590, il grande matematico francese non impiegava più di 2 o 3 giorni per decifrare i messaggi che gli venivano consegnati da Enrico IV. I segreti dell'arte, Viète li ha rivelati in un scritto redatto poco tempo prima della sua morte ("La manière de descouvrir les Chiffres d'Espagne et d'Italie pour le bien du service du Roy et de l'Estat de la France"). La memoria, indirizzata a Sully, contiene i princìpi che sono poi sono stati posti alla base della decrittazione: identificare i diversi tipi di cifra, utilizzare tutti gli indizi utili presenti nel contesto del messaggio, fare un'analisi fondata sugli studi di frequenza dei differenti segni e delle loro associazioni.
BLAISE DE VIGENÈRE
Nacque a Saint Pourçain e si preparò culturalmente a Parigi dove venne introdotto, dopo i suoi studi, a corte. La sua cultura enciclopedica, unita ad un meditato ed attento lavoro, gli permise di occuparsi oltre che in modo esteso e intenso della cultura ebraica, dell'esegesi biblica, ma anche di traduzioni che spaziavano dal greco al latino all'italiano. Si possono ricordare le traduzioni da Platone, Livio, Cicerone e tanti altri, persino dal Tasso. Primo segretario del duca di Nevers, uomo segnato dal destino, di una cultura notevolissima, è rimasto famoso soprattutto per il "Traité des Chiffres ou Secrets Manieres d'escrire" (1586) e ancor più per il "Tractatus de Igne et Sale" (1608), può considerarsi uno dei massimi testi d'alchimia operativa.
La vita di Blaise fu affastellata da angosce dell'epoca e da personali
drammi. Pare morisse in modo tragico (1596), un'agonia sofferta che
sembra si determinasse per un cancro alla bocca, come ricordano documenti
dell'epoca, per cui, nonostante tutti i rimedi di medici e chirurghi,
morì soffocato.
Vigenère prese confidenza con gli scritti degli studiosi
suoi contemporanei a 26 anni, quando fu inviato a Roma per due anni
in missione diplomatica. Ma a 39 anni egli giudicò di aver messo da
parte abbastanza denaro per voltare le spalle alla diplomazia e dedicarsi
esclusivamente agli studi. Solo allora riprese in esame, con maggiore
attenzione, le idee di Alberti, Trithèmius e Porta, ricavandone una
tecnica crittografica nuova, coerente e di grande potenza.
ANTOINE ROSSIGNOL
I miglioramenti della tipica cifratura monoalfabetica, dei quali
l'introduzione degli omofoni è un esempio, permisero di realizzare scritture
segrete abbastanza sicure ma di più facile gestione, sia per il mittente
sia per il destinatario, rispetto alla cifratura polialfabetica.
Una delle più resistenti cifrature monoalfabetiche della nuova generazione
fu la "Grande Chiffre" di Luigi XIV.
Questa era usata per crittare la corrispondenza riservata del re e rendere
inaccessibili ai potenziali avversari i suoi piani, i suoi intrighi
e le sue mosse politiche. Un messaggio crittato con questo sistema riguardava
una delle personalità più misteriose della storia francese, la Maschera
di Ferro, ma la forza della Gran Cifra rese incomprensibile ed inutilizzabile
il suo contenuto per circa duecento anni.



