ULTIMO AGGIORNAMENTO: 05/01/2004

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FRANÇOIS VIÈTE

Nato a Fontenay le Comte, capitale del Bas Poitou, fece i suoi studi di diritto all'Università di Poitiers, dove prese la laurea in legge assumendo l’incarico di avvocato del re presso il locale Tribunale. Divenne segretario e biografo del conte arcivescovo Jean de Parthenay e precettore della di lui figlia, Catherine. Visse prima al Parc Soubise (Herbiers en Vendée), poi si recò a Lione, al seguito del suo signore (1564), dove incontrò il re di Francia, Carlo IX.
Dopo la morte di Jean de Parthenay, nel 1568 seguì Antoinette d'Aubeterre e prese dimora a La Rochelle, capitale del partito ugonotto, dove incontrò i capi dei protestanti Condé, Coligny, Jeanne d'Albret ed il suo figlio Henri de Navarre che, in seguito, sarebbe asceso al trono di Francia (Enrico IV).

viete

Nel 1571 divenne avvocato al parlamento di Parigi e nel 1579 dette alle stampe il suo Canon Mathématique.
Alla morte del padre gli successe nella signoria della Bigotière e nel 1574 venne nominato consigliere al parlamento di Bretagna. Nel 1580 venne nominato dal re Enrico III, Maître des Requêtes ordinaire de l'Hôtel du Roi dal cui incarico venne allontanato, sino al 1589, a causa delle sue idee protestanti, per le pressioni esercitate sul re dai duchi di Guisa e di Nemours, capi cattolici della Santa Lega. Fu costretto, quindi, a ritirarsi nel Poitou dove si dedicò ai propri lavori matematici ed alla preparazione della sua opera maggiore: l'Art analytique.

Con l’ascesa al trono di Francia di Enrico IV riprese il suo incarico a vita di Maître des Requêtes e di consigliere del re (anche privato) e della corte reale installata a Tours. Nel 1597 venne nominato commissario per la Généralité du Poitou e, nel tempo libero, continuò a dedicarsi ai suoi lavori matematici.
Nel 1600 pubblicò un proprio rapporto sul vero calendario gregoriano che fu condannato dalla Curia romana ed il fatto lo trascinò in una lunga polemica con il matematico padre gesuita Clavius, ufficialmente incaricato dal Papa (1582) della riforma del calendario. Morì a Parigi il 23.2.1630.

In Francia François Viète, rinnovatore dell’Algebra, esercitava il proprio sapere ed i suoi talenti sui messaggi cifrati della corte di Spagna e di Venezia per conto del suo re Enrico IV: «Durant les troubles derniers j'ai découvert au Roy le plus fidellement que j'ai pu les cahiers d'Espaigne et d'Italie écrits en chiffres, où il a vu presque toujours ce qui s'est attenté au préjudice de son service et du bien de son Etat».

Viète veniva regolarmente incaricato della decifrazione delle lettere in codice e vi riuscì così bene che ricevette il titolo di decifratore ed interprete reale...ed una richiesta di condanna al Papa come negromante. Essendosi, infatti, un giorno vantato imprudentemente con dei cortigiani, dopo un buon pranzo, di saper leggere tutti i messaggi cifrati della cancelleria spagnola, l’ambasciatore di Venezia, presente all’intrattenimento, lo fece sapere al re di Spagna. Filippo II lo accusò di stregoneria perché riteneva invulnerabili le tecniche usate dai suoi crittografi che usavano un cifrario composto da più di 500 caratteri.