Le Pergamene

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 06/03/2005

È de Sède che afferma essere quelle ritrovate da Saunière, durante alcuni lavori di restauro (1891?), nella cavità interna di un pilastro visigoto che sorreggeva l’altare (o, secondo un’altra versione, nella balaustra di legno) nella chiesa di S. Maria Maddalena.

Il testo della prima pergamena riporta un intero brano ripreso da un antico codice "latino" del Nuovo Testamento contenente passi noti dei Vangeli di Luca (c 6, vv 1-4), Matteo (c 12, vv 1-4), e Marco (c 2, vv 23-26) e dei quali costituisce un'interpolazione.
Nella seconda pergamena, invece, è stato riportato un brano più lungo del Vangelo di Giovanni (c 12, vv 1-11).

Entrambe contengono dei codici: nella prima è in chiaro ed è facilmente rilevabile per la presenza di alcune lettere scritte rialzate tra le righe del testo; nella seconda è cifrato ed è nascosto tra le lettere del brano del Vangelo.

Alcune fotografie delle pergamene, così come erano state pubblicate nel libro di Gérard DE SÈDE, furono mostrate ad HENRY LINCOLN dal marchese PHILIPPE DE CHERISEY (1979) durante le riprese di un documentario televisivo BBC sul mistero di Rennes le Chateau dopo l’intervista a Pierre Plantard. In quell’occasione l’autorevole rappresentante del PRIORATO DI SION affermò che le pergamene erano state "confezionate" da de Chérisey ed è questa la notizia che è stata poi riportata da Lincoln in un suo successivo libro.
Dichiarazioni analoghe furono di nuovo fatte, da de Chérisey e Plantard, dopo le indagini svolte da Lincoln per scoprire l’origine e la destinazione finale delle copie e degli originali delle pergamene.
Quelle riportate nel libro di De Sède, quindi, sono copie che, forse, solo in piccola parte rispecchiano il contenuto degli originali trovati da Saunière e che, dopo alterne vicende, sono finite in mano a privati (Cavalieri di Malta? - Lega Internazionale dei Librai Antiquari?) e, non essendo più disponibili, sono state abilmente sottratte in modo tale da poter escludere qualsiasi possibilità di eseguirvi opportuni esami anche fisici.

All’epoca della loro scoperta Saunière ne dovette preparare più copie.
Un primo gruppo venne fatto per il sindaco del comune di Rennes le Château che, venuto a conoscenza del loro ritrovamento, ordinò al prelato di consegnargliele: si dice che siano andate distrutte in un incendio scoppiato negli uffici comunali avvenuto intorno al 1920.
Un secondo gruppo fu fatto per l’abate Emile HOFFET, l’esperto di esoterismo, legato alla chiesa ed al famoso seminario di SAINT SULPICE di Parigi, cui Saunière era stato inviato dal vescovo di Carcassonne, monsignor BILLARD, per la decodificazione del testo cifrato delle pergamene (1891/1893?).

Alla morte dello studioso, sembra che le copie furono rubate o vendute a privati assieme ai numerosi volumi che componevano la sua biblioteca (1946).
Gli originali in possesso di Saunière, infine, furono lasciate in eredità ad una sua nipote (Berta JAMMES) anche se nei due testamenti noti del curato di Rennes le Château non esiste alcun lascito o legato a favore della parente.

Le pergamene, comunque, furono forse vendute dalla signora Jammes nel 1955, o secondo un’altra versione, nel 1965 furono date in prestito ad un’associazione privata inglese con la clausola che, dopo venticinque anni, sarebbero dovute tornare in Francia per entrare in possesso di Pierre Plantard.

Nella forma in cui furono rese note al pubblico da De Sède, le due pergamene non possono essere considerate autentiche e, soprattutto, non risalgono affatto ad un’epoca antica, come invece, si voleva indurre a far credere per l’uso delle scritture onciale e semi onciale e, quindi, considerarle come documenti coevi alla chiesa fatta erigere dal re merovingio SIGEBERTO IV (771) - figlio di DAGOBERTO II - sulle fondamenta di una più antica costruita dai Visigoti.
Al riguardo della loro autenticità si può definitivamente concludere che sono sicuramente state fatte dal marchese de Chérisey, probabilmente su richiesta di Plantard e, quindi, sono dei "falsi", per i seguenti motivi:

La recente scoperta sulla provenienza del testo della prima pergamena dal CODEX BEZAE se, da un lato, contribuisce a fare chiarezza dall'altro non elimina tutti i problemi. Quello che è certo, nel caso in cui si voglia ancora sostenere l'autenticità delle due pergamene e, quindi, di nuovo ricorrere all'ipotesi di un'antica formazione delle stesse, quantomeno alla fine del XVIII secolo, la nuova evidenza che si trae dal codice Beza può, invece, ragionevolmente far escludere che l'autore delle stesse possa essere stato l'onnipresente abate Bigou.

È noto, infatti, dalla storia dell'antico manoscritto, che la prima "copia" disponibile di quel testo, quasi in originale, è stata predisposta a Cambridge, dal Kipling, nel 1793 ma, a quella data, Antoine Bigou era già in esilio da oltre un anno (Sabadell, Spagna, 9.1792).

Dovendo, pertanto a maggior ragione, escludere l'ipotesi di un'antica formazione delle pergamene, a questo punto è d'uopo tornare a riprendere in considerazione ed a vagliare le dichiarazioni dell'unico personaggio che ha sostenuto - peraltro molto tardi nella vicenda di Rennes le Château - di esserne stato l'ideatore e l'autore materiale, il terzo tra gli enigmatici personaggi di questa storia che formavano il gruppetto soprannominato, dallo scrittore e giornalista JEAN LUC CHAUMEIL, i "trois mousquetaires": il marchese Philippe de Chérisey.
Se, dunque, ripercorriamo la strada delle informazioni che, ad oggi, ci sono note sui due documenti, scopriamo che il nostro nobiluomo è poco credibile perché ha dato due diverse e contrastanti versioni sul tempo della realizzazione e dell'utilizzo delle pergamene.

Infatti, dall'esame delle notizie e delle dichiarazioni relative al periodo:

1967/1970

Sembra potersi acquisire la certezza che la fabbricazione dei due documenti sia stata fatta in un periodo antecedente all'ottobre 1967, data in cui de Chérisey aveva ricevuto la lettera dal suo avvocato, un atto preliminare all'eventuale azione legale contro le Edizioni Julliard e de Sède, casa editrice ed autore di "L'Or de Rennes" (1), per l'utilizzo non autorizzato delle pergamene (2).
La prima data, indicata dal marchese nel 1961, appare, però, di troppo anteriore a quella dell'utilizzazione dei documenti nel libro di de Sède (1967) e non si capisce perché de Chérisey, ancorché giè a conoscenza del mistero di Rennes le Château, si sia preoccupato della loro fabbricazione senza avere ancora chiaro in mente di cosa poi farsene. Né, si può ipotizzare un interesse prematuro alle stesse da parte di de Sède che, all'epoca, stava sì scrivendo un libro, pubblicato nel 1962 ("Les Templiers sont parmi nous ou l'énigme de Gisor") ma, in quello che vi si narrava, non c'era nulla che anticipasse quanto, invece, avrebbe formato l'ossatura della storia di "L'Or de Rennes".

Anche nella successiva edizione del primo libro (3) de Sède non aveva ancora spiegato la provenienza dei documenti riprodotti. Al contrario, vi esprimeva l'opinione che "a dispetto dello stile arcaico della scrittura, le due pergamene non mi sembravano così antiche e parevano scritte in codice". Inoltre non aveva fatto alcun accenno al testo chiaro dei due messaggi nascosti nelle pergamene. Solo per quello maggiore c'era un riferimento ad un lavoro svolto da "esperti crittografi" la cui conclusione era stata che i documenti contenevano testi cifrati con "una sostituzione a doppia chiave ed una trasposizione eseguita su un disegno a scacchiera, con ulteriori complicazioni sotto forma di errori intenzionali intesi a portare il decifratore su false piste". Solo verso la fine dell'anno 1970 e gli inizi del 1971 cominciano a filtrare le prime notizie sulla "falsità" delle pergamene e l'attribuzione della loro paternità al de Chérisey. (4)

L'assoluta mancanza di un'indicazione sulla provenienza delle pergamene e sui messaggi nascosti, ovviamente, contrasta con quanto all'epoca della pubblicazione del libro di de Sède sembrava, invece, già essere noto a qualcuno. Infatti nell'agosto 1965 era stato depositato, presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, un libretto il cui autore, indicato in MADELEINE BLANCASSAL ("Les descendants mérovingiens à Rennes le Château), è stato invece individuato, dalla critica odierna, nella coppia Chérisey-Plantard. In esso, per la prima volta, veniva pubblicamente rivelato il testo chiaro del messaggio nascosto nella seconda pergamena (BERGERE PAS DE ..) ed i suoi evidenti legami con la lapide verticale della tomba della marchesa d'Hautpoul, del cui testo costituiva un perfetto anagramma.

1971/1979

È di poco prima del 1971 che arrivano le prime informazioni sulla decifrazione dei messaggi nascosti nelle pergamene. Prima la comunicazione di Lincoln a de Sède di aver scoperto il messaggio piccolo (A Dagobert roi et a Sion ...) (5) ; poi la notizia di de Sède a Lincoln che i servizi segreti francesi avevano decodificato il messaggio lungo nascosto nella seconda pergamena. (6)
Ma, è in particolare nella lettera allo scrittore PIERRE JARNAC del gennaio 1974, che il marchese affermava che le pergamene erano state da lui materialmente preparate nel 1965 (7,8,9,10,11).

Solo nel 1977, nelle due lettere al signor MARTHY, de Chérisey era uscito allo scoperto ed aveva precisato la nuova versione e, cioè, che le pergamene erano state fatte su specifica richiesta di FRANCIS BLANCHE per la loro utilizzazione nella trasmissione radiofonica Signé Furax e, comunque, in un arco di tempo che andava dal suo primo incontro con Blanche, nel 1961, durante le riprese del film belga "Vive le duc" ad uno successivo, non meglio specificato, in un night club parigino nei pressi della Gare du Nord. (12,13)

Infine, nel 1979, Chaumeil riceveva da de Chérisey le ormai famose pergamene, e veniva così a conoscenza che erano "false" perché elaborate dal marchese utilizzando la riproduzione del testo del vangelo di Luca in latino, tratto dal Codice Beza, ripresa da uno scritto del monaco benedettino DOM FERNAND CABROL, autore di una monumentale opera di erudizione religiosa (DICTIONNAIRE D'ARCHELOGIE CHRETIENNE ET DE LITURGIE) costituita da ben 15 tomi (30 volumi). (14,15)
La nuova versione si presta a più specifiche considerazioni al riguardo della fabbricazione delle pergamene. Se, infatti, la prima dichiarazione del marchese sembra essere ben documentata dalla materiale esistenza della lettera del suo avvocato (16) la seconda non ha la stessa forza probante perché poggia esclusivamente su riferimenti indiretti a persone e/o eventi che, ovviamente, sono più difficili da verificare.

Vagliata attentamente, la seconda dichiarazione del marchese de Chérisey non sembra essere vera. Molte sono le lacune che saltano fuori allorquando si esaminino gli eventi specifici che vi si trovano indicati.

Intanto Signé Furax andò in onda nel 1956 e terminò nel 1960, ben cinque anni prima della data indicata come quella della richiesta avanzata da Blanche. Per di più trattandosi di un serial radiofonico non è dato capire a che cosa sarebbero dovute servire, materialmente, le due pergamene - documenti comprovanti un mistero sacro e profondo - per essere poi utilizzate in una trasmissione così particolare, dove l'umorismo surreale regnava sovrano.

Del resto se è pur vero che in "Vive le duc" il marchese de Chérisey (alias Amédée) ebbe una parte minore rispetto a quella di Blanche, il film fu, però, prodotto anch'esso nel 1960 e, quindi, sempre prima dell'anno 1965, indicato come quello della realizzazione delle pergamene.
Inoltre, l'unico dubbio - quello sulla relativa antichità della redazione delle pergamene - De Sède, aveva tentato subito di scioglierlo rivolgendosi, per un giudizio tecnico sui documenti, a Monsieur DEBANT, direttore degli Archivi Dipartimentali dell'Aude, dal quale era venuto a sapere che non si trattava di pergamene antichissime e che, ad un primo sguardo, si sarebbe potuto farle risalire ad un tempo più recente: il Rinascimento.

Un altro sospetto era stato avanzato, poi nel 1969, da uno dei primi ricercatori sul mistero di Rennes, RENÉ DESCADEILLAS, il quale si era rivolto ad un esperto archivista e paleografo italiano che, a proposito delle pergamene, aveva così concluso: "... il falsario ha voluto imitare un documento del XII o XIII secolo senza riuscire nel suo intento." ("Mythologie du Trésor de Rennes", pag. 70,71)
Le concise espressioni dei due studiosi, sulla tecnica della scrittura utilizzata per redazione fisica delle pergamene, lascia un po' perplessi perché quella in voga nei due periodi storici indicati non corrisponde affatto a quella utilizzata nel codice Beza, i cui caratteri sono noti come "grande onciale". Tutto ciò lo si può ben vedere, effettuando anche un semplice raffronto tra il codice e le pergamene: in queste vengono sì utilizzati caratteri di "forma" onciale ma sono più minuti rispetto a quelli del codice Beza e, quindi, ne è risultata una scrittura che è molto diversa da quella dell'antico manoscritto. Ma se de Chérisey aveva avuto sotto mano il testo "grande onciale" del codice, abbastanza semplice da imitare, perché mai aveva poi fatto delle pergamene copiando sì il testo latino ma utilizzando una scrittura così dissimile da quello?.

But least not last, il famoso dizionario d'archeologia del monaco benedettino è sicuramente un'opera conosciuta solo nella ristretta cerchia degli specialisti e ciò, a maggior ragione, se si considera che tratta di argomenti di particolare natura inerenti la storia religiosa della Francia sino al IX secolo; pertanto, non è un pezzo d'interesse ed una lettura alla portata di tutti. Da chi, allora, il marchese ebbe la dritta per arrivare a quel testo se, come oggi riferisce il Willker, quello copiato dal de Chérisey si troverebbe in qualche nascosta colonna non facilmente reperibile tra le migliaia e migliaia contenute nel Dictionnaire?.
Un'indicazione per tale scelta potrebbe però derivare dalle informazioni fornite in un libretto a firma di JEAN DELAUDE, ovviamente uno pseudonimo dei soliti Plantard e de Chérisey in cui si afferma che Saunière incontrò il giovane Hoffet nella libreria parigina Letouzey (11.1). Ebbene anche il famoso Dictionnaire d'Archéologie Chrétienne di dom Cabrol era stato pubblicato, tra il 1907 ed il 1953, sempre dalla stessa libreria LETOUZEY.

Volendo, a questo punto, arrivare a delle conclusioni, dopo l'esame dei nuovi elementi apportati dalla scoperta di Winkller, si arriva allo stesso punto di partenza e, quindi, non si può non argomentare come, tra tutte le analisi fatte sull'autenticità delle pergamene, quella di Henry Lincoln appare, oggi, la più solida: poco importa che le pergamene siano antiche o moderne.
Se, come avevano chiarito i discorsi da lui stesso avuti con Plantard e de Chérisey, si trattava veramente di "confezioni" elaborate da "ottimi originali" è molto meglio rivolgere l'attenzione ai loro contenuti che sono sicuramente più importanti. Se di farsa non si è trattato è anche vero che vari e diversi potrebbero essere stati i motivi che potevano aver indotto i due "moschettieri" a non rendere pubblici gli originali delle pergamene.
Forse, erano state proprie quelle mostrate in fotografia a Lincoln e sulle quali de Chérisey, sempre "pour rire" aveva poi applicato, con una penna blu, tutti quegli strani segni che apparivano nelle riproduzioni di de Sède e degli altri libri, con lo scopo intenzionale di far "impazzire" gli amanti del mistero.

Sempre in quest'ottica, non è più importante conoscere il motivo che aveva indotto il duo Plantard - de Chérisey a non rivelare a de Sède quanto essi già sapevano sulla decodifica del messaggio nascosto nella seconda pergamena. Al momento, di questo fatto, non sembra sia possibile dare una risposta esauriente. (17,18)
Semmai la novità, tutta da valutare e, sempre che non si tratti di una ennesimo tentativo di disinformazione, viene da una recente intervista di Chaumeil. Lo scrittore ha dichiarato, infatti, che è sua intenzione pubblicare un libretto di 44 pagine, opera di de Chérisey ("PIERRE ET PAPIER"), al quale aveva promesso di renderlo pubblico solo vent'anni dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1985, e che - a suo dire - contiene rivelazioni sensazionali al riguardo. (19)


Bibliografia e Collegamenti

(1) 1967 - pubblicazione del libro "L'Or de Rennes, ou la Vie insolite de Bérenger Saunière, curé de Rennes le Château" di Gérard de Sède, EDITIONS JULLIARD.

(2) 8.10.1967 - lettera dell'avvocato "à Mr. Philippe de Chérisey - 37, Rue Saint Lazare, Paris IX.
Cher Monsieur,
J'ai bien reçu votre lettre et j'ecris aussitot à la Maison Julliard ainsi qu'à Monsieur de Sède, pour protester contre l'utilisation sans autorisation, des deux parchemins de votre fabrication et déposés à mon étude, ceci dans l'ouvrage: l'Or de Rennes. Veuillez croire, Cher Monsieur, à l'assurance de mes sentiments dévoués.
B. BOCCON - GIBOUD Docteur en droit Avoué de Grande Instance, 22 rue Cambon."

(3) 1968 - pubblicazione del libro "Le Trésor Maudit de Rennes le Château": seconda edizione del primo libro, stampa affidata ad una nuova casa editrice (J'AI LU).

(4) 1971 - lettera di de Chérisey a Pierre Jarnac: "Dopo la lite giudiziaria (con de Sède) Pierre Plantard mi fece sapere che le pergamene pubblicate nel libro di de Sède erano false. Ricevetti una lettera da Philippe de Chérisey dalla quale si deduceva che egli era l'autore delle due pergamene pubblicate da Gérard de Sède." ("History of the Mistery", 1996)

(5) 12.1970 - Incontro al Deux Magots di Parigi tra Henry Lincoln e Gérard de Sède: "Anche lui come me è uno scrittore professionista e quindi non può non essere interessato alla possibilità che la BBC intenda servirsi della sua collaborazione per un programma basato sul suo Trésor Maudit. Esprime la sua disponibilità e parliamo in termini generali su come intendo organizzare il programma. Questo mi porta più vicino ad una delle domande chiave che non vedo l'ora di porgli fin da quando, all'ombra dell'ippocastano delle Cévennes, ho visto con tanta chiarezza il messaggio nascosto. ... Mi sembra che il momento sia quello giusto e pongo la mia domanda: M. de Sède, come mai non ha pubblicato il messaggio della pergamena?. .. Mi guarda per un momento. Segue una pausa appena percepibile. Poi: Quale messaggio...?. Improvvisamente mi sento così riluttante a parlare esplicitamente del messaggio: Quel messaggio che è così facile da trovare. Siamo entrambi consapevoli della schermaglia che ha avuto inizio. Continuiamo il gioco di fioretto ancora per un po' finché tutti e due siamo ben certi che stiamo parlando dello stesso messaggio - che lo conosciamo entrambi - e che ciascuno sa che l'altro lo sa: Perché non lo ha pubblicato?. Un'altra pausa. Infine mi arriva la risposta: Perché pensavamo che potesse essere interessante che qualcuno come lei lo trovasse da solo." (2, pag. 12, 14)

(6) 03.1971 - Soggiorno di Henry Lincoln a Rennes le Château: "Andrew ed io partiamo con la nostra troupe per girare il breve servizio che Paul Johnstone conta di inserire in un numero di Chronicle nel corso dell'anno. .. De Sède fa una fugace comparsa al villaggio per guardarci al lavoro. .. Tornati a Londra, cominciamo a dare pazientemente a tutto il materiale filmato la forma di un programma. Mentre siamo impegnati in questa attività, da de Sède arrivano altre informazioni. Si presentano sotto l'inattesa forma di una nuova decifrazione. Il mio originario codice da boy scout l'avevo trovato nel più breve dei due documenti ufficialmente rinvenuti da Saunière. Ora de Sède ci spedisce il testo di un messaggio nascosto nelle decine di lettere interpolate, prive di senso, che avevo da tempo identificato nel documento più lungo. Ancora una volta, il più antico dei miei interrogativi sul mistero si riaffaccia alla mente: Perché mai le decifrazioni non appaiono nel libro di de Sède? ... De Sède afferma che la decodificazione è stata eseguita dai computer dell'ufficio cifra delle forze armate francesi. Ma più mi arrabatto a verificare l'arzigogolato funzionamento del metodo di codifica, più mi sento insoddisfatto da quell'affermazione. Non riesco ad immaginare come un programma di computer, per quanto sofisticato, possa essere in grado di compiere gli arbitrari, illogici - per non dire irrazionali - salti di senso che questo codice richiede. Ho bisogno del parere di un esperto. .. Un paio di telefonate e mi trovo in auto diretto a far visita a un ex membro della confraternita dei decrittatori del British Intelligence. Gli mostro le pergamene in codice, il sistema di codificazione e il messaggio finale. È incuriosito e mi interroga in modo pressante sulla provenienza della documentazione e la possibile datazione della cifra. Gli fornisco tutte le informazioni che sono stato in grado di ottenere da de Sède ed esprimo i miei dubbi sulla credibilità e franchezza delle mie fonti. L'idea di una possibile macchinazione sotterranea aggiunta al carattere straordinario del messaggio cifrato sembra incuriosirlo ancora di più: Me lo lasci per qualche giorno. Entro la settimana ho la sua reazione da specialista: È una delle cifre più complesse che abbia mai visto. .. Il sistema è perfettamente valido ma laborioso. Ci saranno voluti mesi per prepararlo. Gli domando se sarebbe stato possibile decifrare il codice con un computer: Assolutamente no. Non è, semplicemente, un problema valido per un calcolatore. È, in pratica, inespugnabile. E allora, come mai disponiamo del messaggio decodificato?. Chi le ha fornito la decifrazione deve possedere la chiave. Oppure un informatore che ha la chiave." (2, pag. 37, 38 - 41, 42)

(7) 28.06.1971 - deposito alla Biblioteca Nazionale di Parigi del racconto "CIRCUIT" di de Chérisey: Il manoscritto è composto di 134 pagine ed è diviso in 22 capitoli, ciascuno intitolato agli Arcani Maggiori dei Tarocchi. Nell'appendice viene descritta la tecnica usata per la decodifica del messaggio nascosto nella pergamena maggiore e che il marchese Philippe aveva dichiarato di aver creato lui stesso. Alla pagina 128 c'è anche la spiegazione della frase "Mele Blu".

(8) 29.1.1974 - lettera di de Chérisey a Pierre Jarnac: "Sapevi che i famosi manoscritti, supposti scoperti dall'abate Saunière, erano stati realizzati nel 1965? E che io ne ero l'autore?" ("Histoire du Trésor de Rennes le Château", 1995, pag. 268, 269)

(9) senza data - lettera di de Chérisey a Geoffrey Basil Smith: "Ebbene sì, io sono l'autore del messaggio "Bergèr pas de tentation" .. Le mie conclusioni sono state registrate da un legale e documentate nel mio racconto Circuit, depositato alla Biblioteca Nazionale".

(10) 1977 - pubblicazione del libro "Signé Rose+Croix. L'énigme de Rennes le Château", (Librairie PLON): edizione rivista e corretta di "L'Or de Rennes" contenente il testo chiaro dei messaggi segreti delle pergamene e l'attribuzione della decifrazione delle stesse a certo signor PUMAZ.

(11) 15.7.1977 - deposito alla Biblioteca Nazionale di Parigi dell'opuscolo "Le Circle d'Ulysse" di Jean Delaude: "Les prétendus manuscrits présentés par Gérard de Sède sont de faux. L'original en a été fabriqué en 1961 par le marquis Philippe de Chérisey et deposé en mai 1962 chez maitre Bocon-Gibot. Ainsi Gérard de Sède n'à possédé qu'une photocopie reproduite dans son livre "l'Or de Rennes". Mieux encore, se même marquis à pimenté sa farce en publiant en juin 1971 (avec dépot légal à la Bibliothèque Nationale) un ouvrage sur Rennes, avec le décodage de l'original. Cette oeuvre porte le nome de CIRCUIT".

(11.1) "Nel 1892, con il pretesto di portare le pergamene, Saunière andò a trovare il vescovo di Carcassone, monsignor Billard, dal quale ricevette 200 franchi e una lettera per l'abate BUEIL, all'epoca rettore del seminario di Saint Sulpice a Parigi. Il suo viaggio avvenne nel marzo 1892 ed è confermato da una firma del curato sul libro in cui i religiosi in visita in quella chiesa celebrando la santa messa, vi apponevano. Da questo documento si deduce che Saunière era stato a Saint Sulpice con monsignor ANÉ, che aveva due sorelle, una religiosa e l'altra sposata con il signor LETOUZEY, editore delle "VIE DES SAINTS". Da Letouzey, Saunière incontrò il novizio EMILE HOFFET, specialista di antichi testi, di Saint Gerlach. Il curato di Rennes fu invitato a casa di CLAUDE DEBUSSY dove fece conoscenza con CHARLES PLANTARD con il quale più tardi entrò in corrispondenza."

(12) 7.08.1977 - lettera di Monsieur Marthy di Carcassonne a de Chérisey: "Ricevo una lettera dal signor Marthy di Carcassonne, che era diventato - sin dal 1956 - il proprietario della cosiddetta tomba della Marchesa di Blanchefort di Rennes. Il signor Marthy, dal quale avevo ricevuto una copia di "Circle d'Ulysse", ha alcune domande da sottopormi. Egli mi chiede su che cosa Jean Delaude basava le sue affermazioni al riguardo delle pergamene pubblicate (da de Sède). ... Quando nel 1961 andai a visitare Rennes le Bains venni a sapere che - dopo la morte di Saunière - il palazzo comunale di Rennes le Château (con i suoi archivi) era andato a fuoco; mi avvalsi allora dell'opportunità di questa notizia per inventarmi la storia che il Sindaco si era fatto fare delle copie delle pergamene scoperte dal curato. Inoltre, su richiesta di FRANCIS BLANCHE, presi la decisione di fare una copia delle pergamene, contenenti messaggi segreti, basata su certi passi dei Vangeli, decifrando io stesso il testo che avevo prima criptato. Infine, fui molto abile nel far pervenire, per via indiretta, il mio lavoro a Gérard de Sède e quello che avvenne dopo superò di molto le mie stesse aspettative!. Ma la cosa più bella della storia è stato che Gérard de Sède, dopo la pubblicazione delle pergamene nel suo libro, prese contatti con gli esperti dell'Esercito Francese, che gli mostrarono come doveva essere cifrato il testo nascosto nelle pergamene, ma con grosse lacune nel testo decifrato, che era incompleto. Nonostante non sia un grande esperto della crittografia, ho tuttavia dimostrato che proprio tutti possono infiltrarsi nei computer ...... dei servizi segreti francesi e, quindi, anche di quelli dei nostri governanti. Nel 1971 finii per rendere pubblico il mio metodo di decifrazione depositando alla Biblioteca Nazionale di Parigi il mio racconto "CIRCUIT". ("L'Enigme de Rennes", 1978).

(13) 14.08.1977 - lettera di Monsieur Marthy di Carcassonne a de Chérisey: Un'altra lettera mi è pervenuta dal gentile signor Marthy, dove mi domanda: "Che cosa pensi di Francis Blanche?." " Abbastanza, in verità. Lo incontrai, per la prima volta, in un nightclub vicino a Place Saint Georges a Parigi. Tentò di spaventarmi e di certo ci riuscì. Egli, comunque, ha avuto un ruolo importante nella mia vita quando, nel 1961, facevo l'attore a Brussels, durante le riprese del film "VIVE LE DUC", un mediocre film belga. Dopo c'incontrammo di nuovo da CORNELIS, specialista del teatro delle marionette, ed infine in un nightclub presso la GARE DU NORD, che oggi non c'è più, perché è stato demolito. Si mostrò molto interessato alle mie storie sul tesoro nascosto, sui rotoli di legno in cui l'abate Bérenger Saunière aveva trovato le pergamene e di come erano scomparse nei forzieri di una banca inglese. Mi disse: "Preparami qualcosa di simile perché sono interessato all'acquisto." "Prepararti cosa?". Delle pergamene. Accozza insieme qualche nonsense e poi consegnale ad ARNAULD DE CHASSIPOULET. Andrà in onda nel mio serial radio". SIGNÉ FURAX era il nome di una trasmissione radiofonica, che senza dubbio sarà ricordata da qualcuno. Francis Blanche morì nel 1974. Era un uomo coltissimo che passò tutta la sua vita fingendosi pazzo. Il suo innato senso del ridicolo lo spinse a fare cose estreme. Io stesso che ero la sua "immagine al negativo" sono stato così: uno pseudo acculturato folle, che apprezza il lato passivo del gioco. Ed è un gioco che conduco da ben 17 anni ..." ("L'Enigme de Rennes", 1978).

(14) 1978 - Jean Luc Chaumeil riceve gli originali delle pergamene da Pierre Plantard.

(15) 1979 - Jean Luc Chaumeil viene a conoscenza da de Chérisey della falsità delle pergamene: il testo è stato tratto dall'opera di DOM FERNAND CABROL - Dictionnaire de l'archéologie chrétienne e de liturgie, opera consultata alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

(16) Paul Smith: www.priory-of-sion.com/psp/id167.html

(17) 3.1979 - Intervista di Henry Lincoln a Pierre Plantard: "Dopo qualche momento di conversazione generica e di complimenti per il film che hanno appena visto, Plantard e de Chérisey mi tirano in disparte. La presentazione dei codici nascosti nelle pergamene, dice M. Plantard, è di ammirevole chiarezza. Ritiene, però, che io debba sapere che i documenti sono "confezionati", fabbricati dal suo amico de Chérisey. De Chérisey non dice nulla. Sembra tanto divertito quanto sconcertato da quest'improvvisa ed inaspettata rivelazione. Ma io ho già incontrato l'ipotesi che le pergamene fossero dei falsi, qualche anno fa, in un servizio televisivo di dieci minuti. Perché, mi chiedo, M. Plantard intende eliminare uno dei principali puntelli della sua storia trasmessa da de Sède?. .. L'argomento della autenticità delle pergamene è una delle mie priorità. Anche qui Philippe de Chérisey è presente. .. A proposito di questi documenti, antichi o moderni che siano, falsi o autentici, è possibile dire letteralmente "c'è più di quanto l'occhio possa vedere". M. Plantard fa un gran sorriso. "Bè, dice, le "confezioni" di de Chérisey si basano su ottimi originali." Esprimo il desiderio di vederli. M. Plantard annuisce. "Credo che si possa fare". Si rivolge al suo compagno. "Li porti domani", dice, senza ulteriori spiegazioni, e poi passa ad altro. .. Il giorno della ripresa mi incontro sul presto con Plantard e de Chérisey. Mentre Roy sta organizzando le inquadrature introduttive, io finalmente, vedrò gli originali delle pergamene. Si rivelano, in realtà, tutt'altro che degli originali, benché siano istruttive e più che interessanti. I documenti che de Chérisey estrae dalla valigetta sono fotografie in bianco e nero - circa venti centimetri per venticinque. Le pergamene, così come sono riprodotte nel libro - e in ogni altro libro e film da allora (compresi i miei) - hanno tanti puntini, apici ed accenti inseriti negli spazi tra le righe nel testo. Molti ricercatori hanno dedicato una quantità di tempo a cercare di strappare un qualche senso da quei segni. Le fotografie che mi fanno vedere essi dimostrano che non sono presenti negli originali. Sono stati aggiunti in inchiostro blu, chiaramente visibile sulla superficie smaltata delle stampe. Sono queste le "confezioni" di de Chérisey. Mi dice che ha fatto un'altra modifica, molto importante. I due documenti non sono più nella scala esatta. Tra loro, uno è più grande - o più piccolo - della realtà. A parte questo non mi arrivano altre spiegazioni. Sull'importanza delle alterazioni apportate da de Chérisey a quelli che M. Plantard ha definito "ottimi originali" si possono avanzare solo delle congetture. È possibile che i due testi fossero originariamente dorso contro dorso sullo stesso documento e che, in qualche modo, potessero interagire tra loro se visti di controluce. .. (L'autenticità di questi documenti è molto discussa, come se l'intero mistero dipendesse da loro. In effetti, stabilire se questi documenti siano antichi originali o moderne "confezioni" è una questione puramente accademica.Quale che sia la loro provenienza, il contenuto resta immutato. E certamente contengono una cifra di eccezionale complessità oltre al pentagono, così significativo e magnificamente nascosto). ... La giornata sta finendo, ma il tempo è bello. De Chérisey esprime il desiderio di fare una passeggiata e un lungo girovagare termina su una panchina delle Tuileries. .. Alla fine, visto che il tempo sta passando e non ho niente da perdere, decido di avanzare la mia richiesta senza mezzi termini. "Potrei dare un'altra occhiata alle fotografie delle pergamene?". Dopo una minima esitazione, apre la valigetta e me le porge. "Perché aggiungere i segni?" domando. "Per lo svago degli ignari", risponde. "Sì, ma perché?" insisto. Si stringe nelle spalle. "Sono un intrattenitore". È chiaro che non avrò mai una risposta diretta. Ma - forse semplicemente perché ce l'ha sotto mano - aggiunge un altro frammento. Toglie alcuni fogli dalla sua borsa e dice "Sto scrivendo una spiegazione dei codici. Le manderò una copia. Si divertirà". Ma non la vedrò mai. (HENRY LINCOLN, "Il codice segreto della croce", 1997)

(18) 17.9.1996 - Intervista della BBC per il documentario "Storia di un Mistero" della serie TIMEWATCH, a Pierre Jarnac, Gérard de Sède e Jean Luc Chaumeil: Uno dei passaggi più interessanti del filmato è quando Chaumeil rivela di essere in possesso delle pergamene originali e le mostra alle telecamere. La pergamena grande è ricavata su un foglietto di carta giallastra, dall'apparente formato A4. Quella piccola invece è su un foglio bianco, formato A5, con una nota siglata in inchiostro rosso, scritta in diagonale sul lato destro superiore. Chaumeil commenta: "Plantard si fidava di me perché stavo scrivendo un libro su di lui e così mi ha consegnato gli originali delle pergamene. Ed eccole qua: la pergamena 1 e la 2. E proprio su quest'ultima si nota un appunto fatto di sua mano in cui si legge "Questo è il documento originale, contraffatto da Philippe de Chérisey e che Gérard de Sède ha riportato nel suo libro "L'Or de Rennes". Ecco, dunque, la misteriosa pergamena, quella che ha fruttato un bel gruzzolo di diritti d'autore. È stata scritta di suo pugno da de Chérisey. Ma non basta, nel filmato viene fatto vedere un libricino di 44 pagine scritto sempre da de Chérisey in cui racconta, per filo e per segno, come ha prodotto le pergamene, quale è il codice segreto e, ovviamente, quale è il meccanismo per arrivare alla soluzione finale ed ottenere il messaggio in chiaro. (da, BILL PUTNAM, JOHN EDWIN WOOD, "Il Tesoro Scomparso di Rennes le Château", 2004)

(19) www.gazette.portail-rennes-le-chateau.com/pierrepapier

ANTIQUA HISTORIA == © 2002-2006 Marco Cipriani. Tutti i diritti riservati.