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Un altro sospetto era stato avanzato, poi nel 1969, da uno dei primi ricercatori sul mistero di Rennes, RENÉ DESCADEILLAS, il quale si era rivolto ad un esperto archivista e paleografo italiano che, a proposito delle pergamene, aveva così concluso: "... il falsario ha voluto imitare un documento del XII o XIII secolo senza riuscire nel suo intento." ("Mythologie du Trésor de Rennes", pag. 70,71)
Le concise espressioni dei due studiosi, sulla tecnica della scrittura utilizzata per redazione fisica delle pergamene, lascia un po' perplessi perché quella in voga nei due periodi storici indicati non corrisponde affatto a quella utilizzata nel codice Beza, i cui caratteri sono noti come "grande onciale". Tutto ciò lo si può ben vedere, effettuando anche un semplice raffronto tra il codice e le pergamene: in queste vengono sì utilizzati caratteri di "forma" onciale ma sono più minuti rispetto a quelli del codice Beza e, quindi, ne è risultata una scrittura che è molto diversa da quella dell'antico manoscritto. Ma se de Chérisey aveva avuto sotto mano il testo "grande onciale" del codice, abbastanza semplice da imitare, perché mai aveva poi fatto delle pergamene copiando sì il testo latino ma utilizzando una scrittura così dissimile da quello?.

But least not last, il famoso dizionario d'archeologia del monaco benedettino è sicuramente un'opera conosciuta solo nella ristretta cerchia degli specialisti e ciò, a maggior ragione, se si considera che tratta di argomenti di particolare natura inerenti la storia religiosa della Francia sino al IX secolo; pertanto, non è un pezzo d'interesse ed una lettura alla portata di tutti. Da chi, allora, il marchese ebbe la dritta per arrivare a quel testo se, come oggi riferisce il Willker, quello copiato dal de Chérisey si troverebbe in qualche nascosta colonna non facilmente reperibile tra le migliaia e migliaia contenute nel Dictionnaire?.
Un'indicazione per tale scelta potrebbe però derivare dalle informazioni fornite in un libretto a firma di JEAN DELAUDE, ovviamente uno pseudonimo dei soliti Plantard e de Chérisey in cui si afferma che Saunière incontrò il giovane Hoffet nella libreria parigina Letouzey [11bis]. Ebbene anche il famoso Dictionnaire d'Archéologie Chrétienne di dom Cabrol era stato pubblicato, tra il 1907 ed il 1953, sempre dalla stessa libreria LETOUZEY.

Volendo, a questo punto, arrivare a delle conclusioni, dopo l'esame dei nuovi elementi apportati dalla scoperta di Winkller, si arriva allo stesso punto di partenza e, quindi, non si può non argomentare come, tra tutte le analisi fatte sull'autenticità delle pergamene, quella di Henry Lincoln appare, oggi, la più solida: poco importa che le pergamene siano antiche o moderne.

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