Le pergamene, comunque, furono forse vendute dalla signora Jammes nel 1955, o secondo un'altra versione, nel 1965 furono date in prestito ad un'associazione privata inglese con la clausola che, dopo venticinque anni, sarebbero dovute tornare in Francia per entrare in possesso di Pierre Plantard.
Nella forma in cui furono rese note al pubblico da De Sède, le due
pergamene non possono essere considerate autentiche e, soprattutto,
non risalgono affatto ad un'epoca antica, come invece, si voleva indurre
a far credere per l'uso delle scritture onciale e semi onciale e, quindi,
considerarle come documenti coevi alla chiesa fatta erigere dal re merovingio
SIGEBERTO IV (771) - figlio di DAGOBERTO II - sulle fondamenta di una
più antica costruita dai Visigoti.
Al riguardo della loro autenticità si può definitivamente concludere
che sono sicuramente state fatte dal marchese de Chérisey, probabilmente
su richiesta di Plantard e, quindi, sono dei "falsi", per i seguenti
motivi:
- l'utilizzo di un codice, diverso da quello cd. di de Vigenère che all'epoca presunta della redazione delle pergamene non poteva essere usato perché non ancora inventato (codice di Vernam), per comporre il codice segreto del secondo testo. Inoltre, il codice utilizzato per la cifratura è troppo complesso e non risulta che sia mai stato usato nel passato. Solo dopo il 1873, anno in cui Kasinsky scoprì il metodo per la decifrazione dei cifrari polialfabetici, venne usato un sistema detto della "supercifratura" che abbinava al metodo di de Vigenère un qualunque altro metodo di sostituzione;
- la possibilità dell'uso del passo del cavallo all'epoca di Bigou è alquanto improbabile, in quanto il problema è stato esaminato da diversi matematici (De Moivre, Eulero, Vandermonde, ecc.) nell'ultimo trentennio del XVIII secolo ed ha preso maggior avvio - anche per la sua utilizzazione a fini enigmistici - proprio in Francia, solo verso la metà del 1800;
- le ammissioni fatte, nel senso della falsità, dai due membri del Priorato di Sion (Plantard e de Chérisey);
- l'esibizione degli originali delle pergamene, da parte di Plantard e de Chérisey, non è mai stata fatta: sono state mostrate solo delle fotografie che, ovviamente, potevano riguardare abili e più recenti manipolazioni.
La recente scoperta sulla provenienza del testo della prima pergamena dal CODEX BEZAE se, da un lato, contribuisce a fare chiarezza dall'altro non elimina tutti i problemi. Quello che è certo, nel caso in cui si voglia ancora sostenere l'autenticità delle due pergamene e, quindi, di nuovo ricorrere all'ipotesi di un'antica formazione delle stesse, quantomeno alla fine del XVIII secolo, la nuova evidenza che si trae dal codice Beza può, invece, ragionevolmente far escludere che l'autore delle stesse possa essere stato l'onnipresente abate Bigou.



