ULTIMO AGGIORNAMENTO: 02/04/2005
Innanzitutto anche se i personaggi sono sempre quattro, i pastori da due sono diventati tre. Nel primo c'è una donna mentre nel secondo quadro il dio Alfeo è sostituito da una figura femminile che sicuramente pastora non è. Ed ancora, la tomba è, nel primo, posta su uno sperone roccioso, rialzato dalla nuda terra, addossata ad un maestoso albero; la testa dei pastori quasi sfiora in altezza la tomba che, peraltro, ha andamenti sinuosi e morbidi secondo il gusto dell'epoca del dipinto di Poussin. Nel secondo, il manufatto funerario è più piccolo, poggia direttamente a terra - tanto che i pastori devono tutti incurvarsi per leggere l'iscrizione "ET IN ARCADIA EGO" - ha una forma più regolare, semplice e di fattura più antica e si staglia, in grande evidenza, sullo sfondo del paesaggio e degli alberi che gli fanno corona.
Se, dunque, il riferimento alla "pastora" nel messaggio nascosto non può che rinviare solo alla prima versione del quadro, per quale motivo era stata data a de Sède un'indicazione sbagliata facendogli credere che l'opera da prendere in considerazione doveva essere, invece, la seconda versione dello stesso quadro?. Ebbene la scelta è dovuta solo alla presenza, nel dipinto, di alcuni particolari che nel primo non erano significativi - la tomba e lo sfondo panoramico - elementi questi che hanno contribuito non poco ad alimentare lunghe discussioni, dissertazioni e diatribe sulla loro reale esistenza. (1)
In effetti molto è stato scritto in merito ad una tomba, creduta antica, che si trovava, ancora alla fine del
secondo decennio del 1900, lungo la strada di una località vicina a Rennes, LES PONTILS, nel percorso che conduce
al donjon di ARQUES. Anche se di forma assai simile a quella ritratta nel quadro di Poussin è stato accertato che
la tomba era stata costruita all'inizio del XX secolo da un americano, che abitava nei paraggi, per le necessità
di natura funeraria della propria famiglia.
La suggestione più importante, però, nel far credere che la tomba fosse antica, era stata, ovviamente,
fornita dal solito Plantard a de Sède ed a Lincoln forse perché, secondo quanto riportato in alcuni
libri, Pierre sapeva della diceria che il ministro COLBERT era stato incaricato da Luigi XIV, subito dopo l'acquisto del
dipinto di Poussin, di trovare la tomba ritratta nel quadro per distruggerla. La decisione singolare sembra essere stata
la conseguenza del fatto che il re era rimasto molto impressionato e turbato dal contenuto di una lettera ricevuta da
uno dei più importanti committenti di Poussin, il Sovrintendente alle Finanze del Regno, Nicolas FOUQUET.
Nel 1659, l'abate Louis FOUQUET, si trovava a Roma incaricato, dal fratello, di acquistare opere d'arte per la sua fastosa dimora, il castello di Vaux le Vicomte. Sebbene Nicolas amasse circondarsi di opere d'arte sembra che, negli acquisti commissionati tramite il fratello, puntasse più sul fasto ed il decoro e, quindi, sulla quantità piuttosto che sulla qualità individuale, anche perché erano tante le proprietà che doveva abbellire. È vero che entrò in trattativa per una collezione di pregio, quella del banchiere JABACH, che, però, non fece per conto proprio ma solo per facilitarne l'acquisto al suo grande protettore, il cardinal MAZZARINO.




