ULTIMO AGGIORNAMENTO: 02/04/2005
Nelle sezioni riguardanti le lapidi e le pergamene abbiamo ricostruito il messaggio nascosto sia sotto forma di anagramma nel testo congiunto delle due lapidi della tomba della marchesa de Nègre, sia nel testo criptato della seconda pergamena. Esaminiamo, adesso, quali sono le indicazioni che provengono dal contenuto della prima delle cinque parti del messaggio:
Bergère pas de tentation que Poussin et Teniers gardent la clef
L'unica, fra le tante interpretazioni proposte per recuperare un senso - che non sia quello isolato, slegato delle singole parole "bergère", "Poussin", "Teniers" - un'interpretazione logica, più stringente, è quella dell'ovvia esistenza, tra di esse, di un legame per costruire una frase a senso compiuto di contenuto artistico e, poiché il richiamo a Poussin e Teniers non può che rimandare ai due famosi pittori, anche la parola "bergère" deve avere un significato con quella attinente.
Tra le numerose opere dei due pittori citati, ce ne sono alcune che riguardano proprio l'ambiente pastorale ma, la logica semantica proposta dal messaggio, sembra voler privilegiare il collegamento bergère - Poussin, pas de tentation - Teniers. Le varie analisi che sono state fatte dai ricercatori si sono, pertanto, tutte attenute a questo schema che, seppure il più semplice e diretto, ciononostante non avrebbe agevolato, di per sé, a semplificare la ricerca dell'opera d'arte oggetto del riferimento occultato nel messaggio segreto della pergamena.
Per Nicolas POUSSIN (1593 - 1665) è stata fatta subito l'identificazione in un suo famoso dipinto, peraltro,
facilitata dalla notizia che, già a suo tempo, Saunière ne avrebbe, nel suo presunto viaggio a Parigi,
acquistato una riproduzione al Louvre. La segnalazione sull'attività parigina del curato di Rennes proviene,
però, da una fonte interessata e, quindi, non del tutto attendibile poiché è stata tratta da un
libretto, depositato anonimo alla Biblioteca Nazionale di Parigi, e potrebbe essere una delle tante
"disinformazioni" operate a bella posta per condurre la ricerca nel senso voluto dagli autori, oggi
identificati nel solito duo Plantard - de Chérisey.
Del celebre quadro, infatti, esistono due versioni ed, in entrambi, il tema proposto è lo stesso - una sorta di
memento mori - ma, in Les bergers d'Arcadie (II) la figura femminile non è una pastora perché Poussin l'ha
ritratta con vesti sontuose e la compostezza di una nobile dama o - ed è la ieraticità della figura stessa
che lo fa pensare - persino di una dea mentre, più probabilmente si tratta, come ebbe a spiegare il suo biografo
Bellori, di «una leggiadra Ninfa vagamente adorna».
In Les bergers d'Arcadie (I), invece, appare una donna vestita di una tunica bianca aperta sulla gamba e sul seno, scarmigliata, le gote arrossate che sembra appena sopraggiunta sul luogo dove due pastori sono tutti presi dalla lettura dell'iscrizione sulla tomba, mentre un quarto personaggio, seduto per terra e di spalle, con in mano una brocca da cui fuoriesce dell'acqua, non è un pastore, ma il dio del fiume, Alfeo. È chiaro che, nell'arco degli oltre dieci anni intercorsi tra la composizione delle due opere, qualcosa è cambiato nell'idea sottesa al dipinto se, il pittore, ha deciso di apportare variazioni niente affatto marginali.




