ULTIMO AGGIORNAMENTO: 12/04/2007
Questa dinastia regale è conosciuta nella storia come un clan di origine salica che diede dei re a varie
tribù barbare, tra loro riunite a formare un popolo: i FRANCHI. Agli inizi del IV secolo d.C.,
infatti, si era già verificata l'amalgamazione e la fusione di molte tribù di origine germanica
provenienti da antiche migrazioni di genti dall'Oceanus Germanicus (mare del Nord) dal Suevicum (Baltico) e dal Cimbrico
Jutland (Danimarca).
Alcune di queste tribù erano già state conosciute dai Romani che le avevano
combattute ben oltre i confini della GALLIA.
Il grande storico romano TACITO, con le sue ricerche e le "interviste" ai soldati romani che tornavano
da quei territori, era venuto a conoscenza che quelle orde di barbari discendevano da tre grandi ceppi, nonostante
quelle incontrate dalle legioni romane fossero composte da circa 40 tribù diverse (forse, anche un centinaio).
A causa di altre fusioni con altre popoli migrati dall'Est diventerà ancora più difficile, per gli storici,
ricostruire la provenienza e le trasformazioni subite da queste popolazioni. Per capire qualcosa, ci sono solo le pagine
di Tacito del suo "DE ORIGINE SITU GERMANORUM", scritte nel 98 d.C.
Alcuni scavi archeologici testimoniano che la loro sede originaria era collocata tra la Scandinavia del sud
e le coste del Baltico (Jutland) e lungo il corso del fiume Elba mentre altri reperti archeologici confermano l'esistenza
di una cultura detta di "JASTORF" datata intorno al 700 a.C. È questa l'epoca delle prime grandi
migrazioni delle popolazioni germaniche.
Esse, infatti, avvennero lungo due grandi direttrici: il Reno a ovest ed il Danubio a sud ed entrambe entrarono in
contatto con la CIVILTÀ CELTICA che si era già diffusa in tutta l'Europa fin dal 1600 a.C. Durante
l'età del ferro (cultura di HALLSTATT) i Celti avevano occupato territori intorno ai fiumi Mosa, Reno, Meno,
Marna ed allo Champagne: tutti questi popoli erano stati chiamati dai Romani "GALLI".
Altri gruppi dominarono, invece, l'intero corso del Danubio dalle sorgenti del Giura fino al Mar Nero e lo sviluppo
celtico interessò anche l'Italia del Nord nell'ultimo periodo della loro massima espansione, nel 400 a.C.
A causa, dunque, delle migrazioni germaniche del nord Europa, iniziate nel 700 a.C., dopo appena quattro secoli
non esisteva più traccia, in Europa, dei Celti, poiché o furono cacciati (un buon numero si recheranno
in Asia Minore, prima come soldati di Filippo il Macedone e, poi, del figlio Alessandro) o, lentamente, furono assorbiti
da questi successivi popoli invasori che furono detti "FIGLI DEL MARE: MERO-VEI" inarrestabilmente in ascesa ed
in eterno movimento.
I CELTI ed i GALLI furono chiamati dai Romani tutti "GERMANI" poiché una delle prime tribù che
conobbero e sconfissero così si chiamava - JERMAN - e proveniva dalla Jutland, scesa verso il Danubio superiore,
ai confini dell'Impero romano, assieme ai SUEBI, ai MARCOMANNI, ai CIMBRI, agli AMBRONI ed ai TEUTONI.
Proprio la tribù dei Teutoni si stanziò nella Gallia meridionale e si scontrò, nel 102 a.C., con
l'esercito romano guidato da Caio Mario e per un lungo periodo di tempo "Teutonici" rimase presso i latini il
termine equivalente per indicare le tribù germaniche.
Orbene, nel 373 a.C., delle antiche tribù germaniche erano rimasti soltanto due gruppi: i popoli del nord
attorno al Danubio, gli ALAMANNI, e quelli stanziati attorno al Reno, i FRANCHI.
Su quest'ultimo, eterogeneo popolo, composto da moltissime tribù, aveva finito col prevalere, nel tempo, quella dei
SALII, originaria dell'Olanda, dalla zona del lago salato di YSSEL, nel mare del Nord e, dove oggi c'è una diga,
un tempo le acque marine stagnanti provocavano, evaporando, grandi depositi salini. L'intera zona circostante, infatti,
era chiamata SAALAND: Terra del sale.
La tribù dei Salii si impose a sud ovest ed arrivò sino allo Schelda ed alla Mosa e sulla riva sinistra
del Reno, mentre una seconda detta dai Romani dei SALII RIPUARII, penetrò all'interno della riva destra renana
rimanendo piuttosto ribelle nei confronti della prima.
Le due tribù ebbero, nel 357 d.C., degli scontri con l'esercito romano al comando dell'imperatore GIULIANO.
Infatti, lo storico AMMIANO MARCELLINO riporta nelle sue cronache che la tribù dei Salii era composta da uomini
forti e coraggiosi che si erano spinti sino alle fortificazioni sulla strada romana di Colonia. Dopo vari compromessi
l'imperatore romano aveva concesso loro anche la libertà (foederati) e di rimanere sul territorio nei vari
pagus, ormai non più accampamenti, diventati veri e propri villaggi ed, in seguito, delle città.
I Romani chiamarono i Salii "i liberi", ovvero gli "affrancati", cioè Franchi Salii, e gli
altri i Ripuari, cioè quelli stanziatisi sull'altra sponda. Ammiano affermava che questi ultimi avevano un proprio
re e di uno di questi, di cui si hanno prime notizie, era stato CLODIO o CLOJO o CLODIONE. In quell'epoca i Salii si
erano già spinti, risalendo il Reno, sino al Tournai ed alla valle della Loira e da Colonia fino all'odierna
Francoforte, dando vita ad un nuovo territorio: la FRANCONIA.
Con loro, dunque, inizia il regno dei Salii, detti anche Merovingi, od uomini venuti dal mare e del loro primo
re, conosciuto nella storia come il capostipite di questa dinastia, MEROVEO, la cui nascita è circondata dal
mistero e dalla leggenda.
Durante la guerra dei Romani contro gli UNNI, guidati da ATTILA, i Franchi Salii Ripuari si erano alleati ai Romani ed
avevano aiutato il generale dell'esercito romano, EZIO, nella famosa battaglia dei Campi Catalaunici dove il re degli
Unni era stato sconfitto. Uno dei tanti reparti che si erano uniti in quella battaglia era guidato da Clodione. Costui,
in un primo tempo, si era dimostrato insofferente ai Romani. Infatti, il generale Ezio, prima che il capo barbaro gli
diventasse amico ed alleato, aveva requisito a Clodione, in una battaglia, dei carri, aveva fatto dei prigionieri e gli
aveva preso in ostaggio perfino la moglie.
Costei, durante la prigionia, ebbe due figli, di cui uno non si sa da chi, e la leggenda narra che essa mentre nuotava
nel mare fu posseduta, già incinta del primo figlio di re Clodione, da un mostro marino ("bestea Neptuni
Quinotauri similis") dalla cui unione nacque, poi, un secondo figlio: Meroveo.
Lo storico PRISCO, che conobbe personalmente Clodione, narra che alla morte gli successe il figlio Meroveo che si
recò a Roma (448 d.C.), per conferire con Ezio e chiedergli aiuto: "Io lo vidi qui, ed era ancora molto
giovane. Aveva bellissimi capelli biondi, folti, lunghissimi che gli scendevano sulle spalle".
Meroveo introdusse nel suo governo le cosiddette "LEGGI SALICHE", sorta di codice in cui erano elencate le
disposizioni civili e penali elaborate da un popolo che attingeva queste leggi da una lontana tradizione arcaica, tutte
tramandate oralmente e patrimonio memorialistico dei vecchi saggi dei vari clan. Inoltre i Merovingi dettero origine ad
una lingua che sostituì quella latino-germanica: il fiammingo.
Accanto alla storia ufficiale sulle origini dei Franchi esiste, in parallelo, un'altra versione a tratti ancor
più leggendaria.
FREDEGARIUS (1), uno scrivano borgognone morto nel 660 d.C., narra nella sua CRONACA, la storia dei
Franchi che andava dai tempi remoti degli antichi Patriarchi ebrei alla sua epoca, citando numerose fonti d'informazione
e di rimando, fra cui gli scritti di SAN GIROLAMO, l'arcivescovo ISIDORO di SIVIGLIA ed il vescovo GREGORIO di TOURS
anch'egli autore di una STORIA DEI FRANCHI (2). Per raggiungere tale precisione, Fredegario, che
godeva di molta considerazione alla corte borgognona, approfittò della sua possibilità di accedere a
svariati archivi ecclesiastici ed annali statali.
Egli, dunque, racconta come i FRANCHI SICAMBRI, da cui prese nome la Francia, erano stati a loro volta chiamati così
per via del loro capo FRANCIO o FRANCIONE, morto nel II secolo a.C. La tribù, che era passata nella Scozia, affondava
le sue radici nell'antica città di TROIA. Tracce di questa discendenza si potrebbero trovare in alcuni nomi
come quello della città di TROYES e, perfino di Parigi che porterebbe il nome del principe PARIDE, figlio del re
PRIAMO di Troia.
Quella dei Merovingi, quindi, sarebbe stata una dinastia discendente in linea maschile dai "RE PESCATORI" che
corrispondevano anche ad una linea di successione femminile sicambrica. I Sicambri, prendevano il loro nome da CAMBRA,
una regina tribale vissuta intorno al 380 a.C., originaria della Scozia ed erano chiamati anche i "NUOVI
PARENTI".
Nel IV secolo d.C. i Franchi Sicambri erano in Renania, dove vi si erano trasferiti dalla Pannonia (ad ovest del
Danubio) nel 388 d.C. sotto i loro capi GENOBAUDE, MARCOMER e SUNNO. Insediatisi in quella regione della Germania,
fissarono la loro sede a Colonia.
Durante il secolo successivo i loro eserciti invasero la Gallia romana e dilagarono nell'attuale Belgio e Francia
settentrionale. Fu a questo punto che la figlia di Genobuade - ARGOTTA - sposò il "Re pescatore"
FARAMUNDO (o FARAMONDO), che viene spesso citato come il vero patriarca della monarchia francese. Costui, infatti,
era nipote di BOAZ (ANFORTAS), discendente in linea diretta dal figlio di GIOSUÈ, AMINADAB, che sposò la
figlia di re LUCIO, EURGEN.
Faramondo, comunque, non sembra essere stato l'unico coniuge di stirpe messianica. Argotta stessa discendeva dalla sorella
di re Lucio, ATHILDE, che sposò il capo dei Sicambri, Marcomer (ottavo in ordine di discendenza da Francio) verso
il 130 d.C. e, perciò, la successione merovingia che derivò da Faramundo ed Argotta sarebbe stata
doppiamente desposynica (così venivano chiamati i presunti discendenti della famiglia di Gesù).
Il padre di Argotta, Genobaude, signore dei Franchi, era l'ultimo maschio della sua stirpe e così il figlio di
Faramondo ed Argotta, Clodione, divenne puntualmente il successivo "Custode e Signore" dei Franchi in Gallia
così come il suo successore, il figlio Meroveo (circa 417 - 438 d.C.).
Il nipote di Clodione, anch'egli di nome Meroveo, fu proclamato Custode (a Tournai nel 448 d.C., morto nel 457 d.C.) e,
probabilmente, fu il primo re ufficiale dei Franchi. Fu dopo di lui che la stirpe divenne nota come la mistica dinastia
dei Merovingi: non venivano incoronati o creati re, ma regnavano per una tradizione ormai accettata che corrispondeva
al diritto messianico delle generazioni passate, attraverso la discendenza dal "Re pescatore" (re sacerdote)
Faramondo.
Erano chiamati i "Re incantatori" od i "Re taumaturghi", poiché grazie a qualche
proprietà miracolosa del loro sangue potevano guarire gli infermi mediante l'imposizione delle mani. Si diceva
anche fossero chiaroveggenti e capaci di comunicare telepaticamente con gli animali ed il mondo naturale e che portassero
una potentissima collana magica. E tutti avevano una "voglia" caratteristica che li distingueva dagli
altri uomini, li rendeva immediatamente identificabili ed attestava il loro sangue sacro o semidivino. Questa
"voglia", si diceva, che avesse la forma di una croce rossa, situata sul cuore - una bizzarra anticipazione
del blasone dei cavalieri Templari - o tra le scapole.
I Merovingi spesso erano chiamati anche i "Re lungichiomati", poiché - come Sansone nell'Antico
Testamento - non si tagliavano mai i capelli e la loro chioma conteneva la loro "vertu": l'essenza ed il
segreto del loro potere.
Essi stessi si vantavano di discendere da NOÈ che consideravano, ancor più che Mosè, come la fonte
della loro sapienza biblica. Inoltre sostenevano di discendere in linea retta dai re dell'antica città di Troia e,
secondo alcuni ricercatori odierni i Merovingi avrebbero avuto antenati nell'antica Grecia e, più precisamente,
che fossero imparentati con la casa reale di ARCADIA.
Alla morte di Meroveo, gli succedette il figlio CHILDERICO che si trovò a guidare un popolo unito da
forti legami di solidarietà tra parenti anche lontanissimi delle varie tribù che mano a mano stavano
stanziandosi nel territorio tra il Reno e la Loira. Qui ebbero subito la predominanza sulle popolazioni native del
luogo che accettarono senza opporsi la loro sovranità.
Dopo Childerico fu il figlio sedicenne CLODOVEO ad ereditare la corona e con lui venne portata a compimento l'opera
iniziata dal nonno e dal padre di unificare i Franchi diventando il padrone della maggior parte della Gallia, di quella
parte, appunto, che prenderà il nome di FRANCIA.
In questo periodo la Chiesa di Roma si trovava in una situazione precaria costretta tra varie posizioni
teologiche diverse, di varie "eresie", in lotta tra loro come l'Arianesimo ed il Monofisismo e, quindi, la sua
supremazia e la sua stessa esistenza erano gravemente minacciate, poiché la sua posizione ufficiale non era ancora
superiore a quella di altre chiese più antiche (soprattutto quelle d'Oriente) ed il vescovo di Roma era solo
"primus inter pares": non era, cioè, in nessun senso, il capo spirituale e supremo della
Cristianità. Rappresentava semplicemente certi interessi, una delle tante forme divergenti di Cristianesimo che
lottava disperatamente per sopravvivere tra una torma di scismi e di concezioni teologiche contrastanti. Ufficialmente
la Chiesa di Roma non aveva autorità maggiore di certe eresie come l'arianesimo, che negava la divinità di
Gesù ed insisteva sulla sua umanità. Per gran parte del V secolo, anzi, tutte o quasi tutte le diocesi
dell'Europa occidentale furono ariane o vacanti.
Clodoveo, interessato ad ingrandire il proprio regno, strinse un patto d'alleanza politico e religioso con la Chiesa di
Roma avversando sul piano militare e di governo le mire espansionistiche di altre tribù nei territori francese e
germanico, già assoggettati all'Impero romano, (ALAMANNI, BURGUNDI, ecc.) e, soprattutto, contro i VISIGOTI,
popolo che aveva origini dalle stesse antiche zone di provenienza dei Franchi, guidato da grandi re guerrieri che, da
tempo, avevano conquistato un vasto territorio comprendente la Spagna e tutta la Francia meridionale. La religione dei
primi, come quella degli stessi Franchi, era pagana mentre i Visigoti si erano da lungo tempo convertiti al Cristianesimo
e, però, professavano la fede ariana, appartenevano, cioè, ad una setta considerata eretica e contraria
agli insegnamenti della Chiesa di Roma che, a quel tempo, temeva fortemente la crescente popolarità
di quella setta in Francia.

Immagine tratta da http://spfm.unipv.it/zanella/Programmi/Manuale/Merovingi.html
Clodoveo non era né cattolico né ariano ma non era neanche irreligioso come, invece, vollero far
credere i vescovi romani. È probabile, invece, che il re fosse, anche se in modo meno tradizionale poiché
i Franchi non erano più ligi osservanti e praticanti della religione di Mosè, un discendente della razza
ebraica. La gerarchia romana, quindi, pensò di sfruttare la sua ascesa a proprio vantaggio.
Tramite CLOTILDE, figlia cristiana del re dei Burgundi - la Chiesa di Roma fece convincere il re, suo marito - e, tramite lui, la
quasi totalità dei Franchi - a convertirsi alla fede cattolica di cui divenne il campione ed il difensore su tutto
il territorio dell'ex Impero romano d'Occidente ed anche se Clodoveo non fu del tutto convinto seguì una grande
ondata di conversioni e l'emergente corrente cattolica romana venne salvata da un collasso quasi inevitabile.
Contro l'Impero visigoto, situato a cavallo dei Pirenei ed esteso a nord fino a Tolosa, Clodoveo condusse le sue campagne
più assidue ed organizzate. Nel 507 d.C. inflisse ai Visigoti una sconfitta decisiva nella battaglia di
Vouillé. L'impero visigoto a nord dei Pirenei si sfasciò sotto l'incalzare delle forze di Clodoveo. Da
Tolosa, i Visigoti ripiegarono su Carcassonne. Poi, cacciati anche da questa città, insediarono la loro capitale,
il loro ultimo bastione in Francia, nel Razès, a Rhedae l'odierna Rennes le Chateau.
Alla morte di Clodoveo (511 d.C.), il regno venne diviso, secondo le usanze dei Franchi, tra i suoi figli maschi
che formarono regni indipendenti: la NEUSTRIA, l'AUSTRASIA e l'AQUITANIA, anche se la divisione non ebbe, però,
confini certi tra le parti del Regno.

Immagine tratta da http://www.valsesiascuole.it/crosior/1medioevo/franchi.htm
Secondo lo storico tedesco Deschner (3): "Il regno di Clodoveo, quasi diviso "aequa
lance", fu ereditato dai suoi quattro figli - CLOTARIO I, CLODOMERO, CHILDEBERTO e TEODERICO I - tutti in egual
misura Re dei Franchi, tutti, secondo il diritto ereditario germanico, eredi di pari diritto, tutti cattolici e tutti
(eccetto l'ultimo, il maggiore, che Clodoveo aveva avuto nel 485 da una concubina) con una santa come madre. E tutti
trascorsero la vita tra spaventosi assassinii, faide e campagne belliche. Seguendo la sperimentata tradizione paterna,
ampliarono sistematicamente il regno, conquistando la Turingia (531), la Burgundia (533/534) e la Provenza (537) cui
s'aggiunsero numerose altre razzie.
FU UN'EPOCA ECCEZIONALMENTE CAOTICA UNA DELLE PIÙ OSCURE E SANGUINARIE DELLA STORIA, COLMA DI ECCESSI, DI
BRUTALITÀ, FRATRICIDI E TRADIMENTI, UN'UNICA ZUFFA INTORNO AL POTERE ED ALLA RICCHEZZA.
Eppure anche avveduti storici si inginocchiano riconoscenti dinanzi alla "fondazione imperiale" dei Merovingi,
al ponte da loro lanciato "fra Antichità e Medioevo", all'alleanza "fra Trono ed Altare", come
se tutto ciò non avesse reso la storia ben più sanguinosa!".
Per almeno due secoli i vari regni furono in guerra tra loro mentre le linee di successione si aggrovigliarono
sempre più e le pretese ai troni crearono grandi confusioni. L'autorità che un tempo era stata nelle mani
di Clodoveo si frammentò, divenne sempre più fiacca e l'ordine civile si disgregò. Gli intrighi,
le macchinazioni ed i sequestri di persona e gli assassinii politici diventarono sempre più frequenti tra i
discendenti dei vari regni di origine merovingia, mentre i cancellieri di corte ed i Maestri di Palazzo accumularono un
potere sempre più grande; fatti questi narrati da storici dell'epoca e mirabilmente ripresi, ad esempio, nei
racconti dello scrittore francese THIERRY (4).
Non è possibile entrare nel dettaglio degli avvicendamenti di Re, Regine, Maestri di palazzo ed altri ancora che
caratterizzarono il periodo intercorrente tra il regno di Clodoveo e l'ultimo re merovingio spodestato da Pipino
il Breve. Accese furono le lotte per la successione ereditaria e dinastica, in quest'epoca tutta caratterizzata da feroci
e brutali uccisioni all'interno dello stesso clan familiare, da deposizioni attuate con intrighi di corte che, nel
migliore dei casi, finivano con tonsure forzate ed il ritiro a vita, indifferentemente di Re o Regine, in conventi:
tutto ciò segnò inevitabilmente la caduta della prima dinastia dei Re di Francia. Tra i tanti episodi di
deposizioni ed assassinii, riprenderemo qui il caso di DAGOBERTO II, poiché è
sulla schiatta di questo re che, in particolare, si posò l'attenzione e l'interesse di Pierre Plantard e sorsero le sue pretese
rivendicazioni sulla discendenza dai Merovingi della propria famiglia.
(1) FREDEGARII et aliorum Chronica, "Vitae Sanctorum edidit Bruno Krusch", Hannoverae impensis Bibliopolii Hahniani, 1888.
(2) GREGORII TURONICI Historiae Francorum libri decem, quorum quarto duo capita praecipua ex manu scripto exemplari hac nostra editione accesserunt. Appendix item sive liber 11. centum & decem annorum historiam continens alio quodam gratia totum opus recudimus .. Adonis Viennensis Chronica. Basileae per Petrum Pernam, 1558.
(3) KARLHEINZ DESCHNER: Storia criminale del Cristianesimo, tomo IV - L'alto Medioevo. Dal re Clodoveo I (circa 500) fino alla morte di Carlo Magno (814). Edizioni Ariele, Milano, 2003.
(4) ???