ULTIMO AGGIORNAMENTO: 12/04/2007
Erano chiamati i "Re incantatori" od i "Re taumaturghi", poiché grazie a qualche proprietà miracolosa del loro sangue potevano guarire gli infermi mediante l'imposizione delle mani. Si diceva anche fossero chiaroveggenti e capaci di comunicare telepaticamente con gli animali ed il mondo naturale e che portassero una potentissima collana magica. E tutti avevano una "voglia" caratteristica che li distingueva dagli altri uomini, li rendeva immediatamente identificabili ed attestava il loro sangue sacro o semidivino. Questa "voglia", si diceva, che avesse la forma di una croce rossa, situata sul cuore - una bizzarra anticipazione del blasone dei cavalieri Templari - o tra le scapole.
I Merovingi spesso erano chiamati anche i "Re lungichiomati", poiché - come Sansone nell'Antico
Testamento - non si tagliavano mai i capelli e la loro chioma conteneva la loro "vertu": l'essenza ed il
segreto del loro potere.
Essi stessi si vantavano di discendere da NOÈ che consideravano, ancor più che Mosè, come la fonte
della loro sapienza biblica. Inoltre sostenevano di discendere in linea retta dai re dell'antica città di Troia e,
secondo alcuni ricercatori odierni i Merovingi avrebbero avuto antenati nell'antica Grecia e, più precisamente,
che fossero imparentati con la casa reale di ARCADIA.
Alla morte di Meroveo, gli succedette il figlio CHILDERICO che si trovò a guidare un popolo unito da
forti legami di solidarietà tra parenti anche lontanissimi delle varie tribù che mano a mano stavano
stanziandosi nel territorio tra il Reno e la Loira. Qui ebbero subito la predominanza sulle popolazioni native del
luogo che accettarono senza opporsi la loro sovranità.
Dopo Childerico fu il figlio sedicenne CLODOVEO ad ereditare la corona e con lui venne portata a compimento l'opera
iniziata dal nonno e dal padre di unificare i Franchi diventando il padrone della maggior parte della Gallia, di quella
parte, appunto, che prenderà il nome di FRANCIA.
In questo periodo la Chiesa di Roma si trovava in una situazione precaria costretta tra varie posizioni teologiche diverse, di varie "eresie", in lotta tra loro, come l'Arianesimo ed il Monofisismo e, quindi, la sua supremazia e la sua stessa esistenza erano gravemente minacciate, poiché la sua posizione ufficiale non era ancora superiore a quella di altre chiese più antiche (soprattutto quelle d'Oriente) ed il vescovo di Roma era solo "primus inter pares": non era, cioè, in nessun senso, il capo spirituale e supremo della Cristianità. Rappresentava semplicemente certi interessi, una delle tante forme divergenti di Cristianesimo che lottava disperatamente per sopravvivere tra una torma di scismi e di concezioni teologiche contrastanti. Ufficialmente la Chiesa di Roma non aveva autorità maggiore di certe eresie come l'arianesimo, che negava la divinità di Gesù ed insisteva sulla sua umanità. Per gran parte del V secolo, anzi, tutte o quasi tutte le diocesi dell'Europa occidentale furono ariane o vacanti.
Clodoveo, interessato ad ingrandire il proprio regno, strinse un patto d'alleanza politico e religioso con la Chiesa di Roma avversando sul piano militare e di governo le mire espansionistiche di altre tribù nei territori francese e germanico, già assoggettati all'Impero romano, (ALAMANNI, BURGUNDI, ecc.) e, soprattutto, contro i VISIGOTI, popolo che aveva origini dalle stesse antiche zone di provenienza dei Franchi, guidato da grandi re guerrieri che, da tempo, avevano conquistato un vasto territorio comprendente la Spagna e tutta la Francia meridionale. La religione dei primi, come quella degli stessi Franchi, era pagana mentre i Visigoti si erano da lungo tempo convertiti al Cristianesimo e, però, professavano la fede ariana, appartenevano, cioè, ad una setta considerata eretica e contraria agli insegnamenti della Chiesa di Roma che, a quel tempo, temeva fortemente la crescente popolarità di quella setta in Francia.
Immagine tratta da http://spfm.unipv.it/zanella/Programmi/Manuale/Merovingi.html




