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Lo stesso aveva deciso per sé, Blaise d'Hautpoul – padre di Antoine e nonno di François [29] - disponendo, nel testamento (1694), di essere sepolto nella chiesa dei Cappuccini a Limoux. Henri, padre di François, aveva invece fatto il suo testamento nel castello a Rennes le Château nell'aprile del 1695, nel perdurare della malattia che, poi, gli fu fatale, ed aveva disposto che la sua sepoltura fosse, come e con i suoi antenati, nella chiesa di Santa Maria Maddalena. La morte, però, lo aveva raggiunto nel giugno dello stesso anno in quel di Limoux ed è per questo motivo che, forse, non troviamo traccia, sempre nel solito registro parrocchiale, dell'avvenuta sua sepoltura. In questo caso, l'inumazione di Henri in luogo diverso, forse nella stessa Limoux – come per il padre, anche nel suo testamento è nominata la già nota chiesa dei Cappuccini dove per un anno, secondo le diposizioni, dovevano esservi celebrate delle messe in sua memoria - potrebbe essere stata causata dalla mancata apertura dell'atto che venne fatta dal figlio, François, circa cinquantanni dopo il decesso del padre [30].

Qualche anno prima (1739) era premorto in tenerissima età, a François, il piccolo Joseph - unico figlio maschio avuto dal matrimonio con la marchesa de Nègre – che fu sepolto a Rennes le Château «dans le cimetière de la paroisse tout près de la grande croix»; la piccola lapide della sua tomba è oggi conservata nell'attiguo museo [31].
Anche gli ultimi eredi degli Hautpoul di Rennes non finirono nel "Tombeau des Seigneurs" e di certo non a causa di misteriosi fatti: François d'Hautpoul morì a Limoux (1753) dove venne inumato nella chiesa di San Martino mentre la figlia Elisabeth, ultima signora di Rennes le Château, abbandonato e venduto da tempo il castello avito, venne colta dalla morte a Parigi [32].

L'unico dato certo, quindi, al riguardo della stele, rimane solo il fatto che, Tisseyre, aveva fedelmente copiato il testo dell'epitaffio così come l'aveva visto quando, nel 1905, si era recato a far visita all'abate Saunière e l'aveva trovata spaccata nel mezzo ed abbandonata in un angolo del cimitero.
L'altro elemento importante, ai fini della decrittazione, è dato, invece, dalla presenza delle due enigmatiche parole «PS PRAECUM» che si volevano fossero incise sulla tomba della marchesa de Nègre.
Alcuni ricercatori ritengono che la frase fosse addirittura presente sulla stele verticale ma, al momento, non c'è la prova irrefutabile di tale sua apparizione [33].
Altri, invece, la vogliono scolpita nella lapide orizzontale (dalle horizontale), anch'essa scomparsa e, come al solito, non solo non ce n'è traccia materiale ma neanche documentale certa.

Anche in questo caso, la ricostruzione di questa sua presenza è sempre complicata; infatti le uniche tracce conosciute sono costituite da:

  • alcune memorie dattiloscritte composte da poche pagine (forse, tre, nell'originale estensione) fatte con l'utilizzo di appunti presi dagli scritti dell'ingegner Cros per le sue numerose ricerche archeologiche;
  • un'immagine tratta dal presunto libro di Stublein, "Pierres gravées de Languedoc",

anche se entrambe, però, si sono rivelate, alla loro analisi, molto deboli.

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