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A questo punto una domanda sorge spontanea: perché mai l'abate Bigou si sarebbe dovuto, lui stesso, prendere la briga di far predisporre la (sola?) lapide verticale sulla tomba della de Nègre se, alla morte della marchesa, erano in vita tutte e tre le figlie, Marie d'Aussillon (1733) e Marie Gabrielle (1740) - entrambe sposate e sistemate - ed anche Marie Anne Elisabeth (1735) che non l'aveva mai lasciata sola, non si era sposata sopravvivendo nel decaduto maniero con il titolo di mademoiselle de Rennes e sobbarcandosi l'onere di accudire la propria vecchia genitrice?.
Elisabeth, diversi anni dopo la morte della madre, lasciò che il castello cadesse giorno dopo giorno in rovina - anzi, nel 1816 fu pure venduto all'incanto - e morì indigente e molto anziana (1820) lontana da Rennes le Château [20].
Desolazione ed abbandono subirono anche il cimitero e la chiesa di santa Maria Maddalena che rimasero le sole proprietà ecclesiastiche non alienate dal governo rivoluzionario; tutto ciò che era stato di pertinenza della chiesa e del povero abate esiliato in Spagna, persino i mobili e gli arredi religiosi, tutto venne venduto, entro la fine dell'anno 1796, a privati cittadini. Dopo la partenza di Bigou la parrocchia restò per diversi anni priva del suo curato; quasi tutte le successive richieste, fatte dal sindaco per il ritorno di un religioso alla cura delle anime del vecchio paese, rimasero praticamente lettera morta, per la mancanza di un alloggio decente da assegnare al curato [21].

Dopo il 1792, dunque, la chiesa e il cimitero rimasero nel più completo e totale abbandono. Ne siamo informati dai numerosi resoconti delle sedute dell'amministrazione comunale di Rennes le Château che, invariabilmente, evidenziarono il precario stato di rovina dei due beni ecclesiastici e la difficoltà di reperire fondi per la loro sistemazione.
Già nel 1806 veniva segnalato che nel cimitero, anche se protetto da un muro di cinta, era possibile, ogni giorno, verdervi pascolare, al suo interno, delle bestie, poiché una parte del muro era crollato e non vi era una porta od un cancello per la sua chiusura. Solo nel 1831 il comune aveva provveduto al ripristino totale della cinta muraria; nel 1856 una croce aveva fatto la sua comparsa al centro del camposanto ed una porta era stata messa a chiusura dell'accesso; ma, di nuovo nel 1876, le mura erano pericolanti e si potevano addirittura scorgere molte ossa sparse sul suolo del cimitero.
Il clero, invece, ricominciò a fare regolare apparizione, nel paese, solo dopo il Concordato di papa Pio VII con Napoleone (16.7.1801), quando vi si insediarono, di volta in volta, vari curati Marsant (1803), Rouger (1806), Sabarthes (1820), Sadourny (1823), Pages (1832), Blanc (1834) e, infine, l'abate Pons (1836) l'unico che vi rimarrà per più di quarantanni [22].

Due, pertanto, le ipotesi che si possono fare al riguardo della stele verticale: o si trattava del lavoro malfatto di un artigiano incapace o, invece, la lapide era stata di proposito scolpita nel modo in cui la conosciamo e con l'intenzione di voler comunicare qualcosa.

La prima ipotesi, però, non regge per il solo fatto che - anche a voler pensare che fosse stata mal realizzata a causa delle possibili ristrettezze economiche in cui si sarebbe trovata la famiglia della marchesa de Nègre, insorte a causa della Rivoluzione - rimane pur sempre da spiegare perché mai nessuno l'abbia, poi, sistemata, almeno, nella parola «CATIN», che non poteva non suonare offensiva nei confronti della defunta e che, di certo, avrebbe destato stupore nei visitatori e sicura apprensione agli eredi anche in tempi successivi alla sua prima apparizione nel cimitero. Dopo la Rivoluzione, quella degli Hautpoul era comunque rimasta una tra le famiglie nobili più importanti della Francia ed i suoi membri avevano ricoperto incarichi di prestigio nel periodo napoleonico e nella restaurazione monarchica di Carlo X [23].
È pur vero che è stata trovata una lapide consimile [24], proprio con lo stesso equivoco troncamento «catin» della frase «requiescat in pace», ma quella nel camposanto di Rennes rimane però unica per essere così piena di stranezze.

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