antiquahistoria

L'ipotesi più recente, di una possibile manipolazione in tempi successivi all'epoca in cui visse Bigou ma precedenti a quelli di Plantard, è stata avanzata da Frank Daffos. In una recente intervista ed in un suo libro lo scrittore ha affermato che sarebbe stato l'abate Boudet, anch'egli membro del SESA, a far inserire nell'articolo, da Tisseyre, il disegno della lapide, a dimostrazione delle sue tesi sull'argomento [17].
Daffos, però, si è limitato ad affermare senza dare nessuna prova concreta dell'asserito intervento dell'abate e, comunque, per confortare l'esattezza della sua tesi rimangono da provare altre questioni ancora irrisolte: perché mai Boudet avrebbe fatto passare così tanti anni per far scrivere l'articolo nel Bulletin del SESA nonostante ne fosse stato influente membro corrispondente sin dal 1888?; perché poi attendere così tanto tempo, fino al 1905, quando la storia di Rennes aveva assunto un andamento iperbolico e Saunière era ormai alla ribalta da ventanni e, cioè, dal suo arrivo a Rennes le Château?; perché aspettare così a lungo se è documentato che, nel febbraio 1895, Saunière aveva cominciato a spogliare il cimitero delle lapidi e dei resti inumati nelle tombe, da lui stesso trasferiti nel più contenuto spazio di un nuovo ossario e, proprio per questo, dovette affrontare le ire dei suoi parrocchiani e, forsanche più volte, quelle della famiglia Hautpoul?.

Se, di primo impatto, è difficile poter pensare ad una manipolazione fatta o commissionata da Boudet – con la segreta intenzione di far ricomparire, in uno scritto ufficiale, l'epitaffio, in mancanza della lapide originale ormai scomparsa - resta pur sempre da spiegare la provenienza di quell'antico testo. Forse, prima di Boudet, era stato preparato e predisposto da qualcun altro e, poi, a bella posta era stato riportato su di un nuovo pezzo di marmo? ed in tal caso da chi e per quale motivo?. Inoltre, se di falsificazione si trattava questa era stata fatta molto tempo prima di Plantard e soci che, allora, non sarebbero stati, in assoluto, i falsari più conosciuti nella storia di Rennes le Château essendosi solo adeguati a quanto già praticato da altri sconosciuti prima di loro!.
La questione si complica e diventa un bel rompicapo: le lapidi originali della fine '700 non si trovano più, così come anche quella descritto da Tisseyre nell'articolo (1,30 x 0,65) che, comunque, con buona probabilità, non sembra possa risalire all'epoca della marchesa e, quindi, non si conosce più l'epoca precisa in cui fu veramente fatta la lapide; ciononostante l'epitaffio, inciso sulla lastra, risulta credibile perché il testo è conforme al genere letterario e funerario del tempo di Bigou.

Plantard, nella prefazione alla ristampa de "La vrai langue celtique", lo strano libro scritto dall'abate Boudet per il quale manifestava grande stima, aveva fatto delle affermazioni importanti al riguardo: la lapide era presente nel cimitero di Rennes le Château prima ancora della stesura definitiva del libro di Boudet (1880) ed al testo doveva essere applicato un codice segreto di lettura con cui si potevano trarre indicazioni utili per scoprire qualcosa [18].
È questa una delle pochissime circostanze in cui, forse, il famoso manipolatore della vicenda di Rennes le Château, potrebbe aver detto il vero; per lui, Boudet non era stato il regista occulto dietro l'articolo sulla stele pubblicato nel Bulletin del SESA; diversamente Plantard sarebbe entrato in conflitto con una sua precedente affermazione sulla scoperta dell'antica lapide che, a suo dire, da tempo era stata raffigurata in "Pièrres gravèes de Languedoc" (1884), libro falsamente attribuito allo scrittore Eugène Stublein. Anche Descadeillas aveva segnalato la presenza della stele, come sicuramente visibile, nel cimitero, ancora agli inizi del 1900 e della definitiva sua scomparsa nel 1906 [19]; da parte sua, l'ingegner Ernest Cros, con le ricerche fatte per ricostruire il contenuto della lapide orizzontale – quella, cioè, con la scritta PS PRAECUM – aveva concluso per la sicura presenza della dalle, nel cimitero, in epoca assai precedente all'arrivo di Saunière a Rennes le Château (1885).

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