antiquahistoria

In queste placche funerarie, poste in fronte alla chiesa di Fischbach, si può notare, invece, anche la "N renversée" [13].

corps

La forma «cy» è presente anche in un anonimo ma famoso disegno del 1793 dove troviamo la sbeffeggiante scritta «CY GYT TOUTE LA FRANCE» rivolta a Robespierre che taglia la testa anche al boia con la ghigliottina [14].

Un'altra ancora su di una pietra tombale "révolutionnaire", nel cimitero della chiesa nell'isola di Bréhat (Côtes-d'Armor). Senza essere eccezionale, questo tipo di lapide non è molto frequente e, meno ancora, all'interno di una chiesa:

cY GIT le COrps de la C.t.enne Catherine LeBreze ep.ze du C.T. F.cois Lebellec Morte le 11 floréal a. III de la Rep. [...] [15]

Significativo, per un'ulteriore conferma dell'utilizzo del "ci-gît", è l'epitaffio satirico anonimo composto verso la metà del ‘700 per madame de Pompadour, l'amante di Luigi XV, dal quale si rileva, in assoluta evidenza, quanto il termine «CATIN» volesse davvero suonare offensivo anche nel momento estremo della vita:

Ci-gît qui fut vingt ans pucelle,
Quinze ans catin
et sept maquerelle.

A ben vedere, la presunta lettera T della parola «CT» potrebbe non essere un errore, in quanto la si è pensata sempre scambiata alla lettera I mentre, in realtà era la Y più frequentemente usata nella parola «CY» nel francese dell'epoca. Comunque, che si sia trattato di un troncamento non intenzionale della frase «requiescat in pace» – e, quindi, operazione fatta non per offendere la defunta, ma come usuale prassi di divisione per motivi di spazio - o di una T al posto della Y, nulla cambia ai nostri fini perché sono sempre alterazioni che sono state volutamente riprodotte nella lapide al fine di poter comporre un testo particolare e, cioè, un perfetto anagramma dell'epitaffio.

Le notizie storiche sulle due lapidi

La menzione dell'esistenza di una lapide verticale (stele) sulla tomba della marchesa de Nègre era stata documentata nel Bulletin del SESA (1906) ma, dopo quel riferimento se ne era persa la memoria e, solo con la citazione fatta da René Descadeillas in "Rennes et ses derniers seigneurs" - 1964, pag. 70, ne era stata recuperata la traccia. Descadeillas annota che la lapide era già sparita nel 1906. In effetti, dopo la ricognizione di Tisseyre, un altro membro del SESA, M. Fages, aveva di nuovo fatto visita (16.08.1908) al dominio di Saunière e, nella sua relazione, aveva menzionato gli altri antichi manufatti (dalle des chevaliers, pilastro, ecc.) ma non la lapide nel cimitero. La mancanza della stele è una circostanza che non poteva passare inosservata, perché il Fages aveva partecipato, proprio con Tisseyre, alla precedente escursione del 1905 a Rennes; di tale fatto c'è la testimonianza scritta in quella stessa occasione dal relatore:

Nous remercions M. Auguste Fons pour son amabilité et, sur la proposition de notre collègue, M. Fages, nous le nommons, par acclamation, membre de la Société.

Non è poi possibile pensare che il cimitero non fosse oggetto di visita da parte dei membri del SESA e, ciò, per l'ovvio motivo che, assai spesso, vi venivano scoperti oggetti degni di menzione. Infatti, anche in un'altra escursione a Saint Just e le Bezu (16.4.1906), troviamo evidenziata, nella relazione, l'attenzione posta dagli esperti visitatori, anche sul cimitero, in questo caso, di Granès:

Ces deux noms de Saint-Ferriol et de Rennes-le-Château nous remettent en mémoire des excursions anciennes ou récentes, dont nous nous plaisons à rappeler les divers incidents. C'est en devisant ainsi que nous atteignons Granès, petit village situé à peu près au centre d'une plaine assez fertile. La route longe le cimetière. Oh! le mignon cimetière, aux tombes modestes, pressées les unes contre les autres! Ici, point de caveaux funéraires, point d'apparât, comme dans les villes. Une pauvre croix de bois, une faible élévation de terre sur laquelle l'herbe pousse drue et serrée, marquent la place où reposent ceux qui dorment leur dernier sommeil. Il n'est point en dehors du village, mais dans le village même et à le voir comme blotti contre les dernières maisons, il semble que les habitants aient voulu garder tout près d'eux leurs chers morts, pour les associer encore à leur dur labeur, à leurs soucis ou à leurs joies.

Orbene, Tisseyre, diversamente da come aveva descritto gli altri monumenti nell'articolo (il pilastro visigoto di sostegno dell'altare e la dalle "des chevaliers"), non si era affatto pronunciato sull'antichità della lapide della quale aveva forse indicato lo strano testo solo per l'inusuale forma scritta – e non già per l'anomala incisione delle lettere – che riteneva molto grossolana [16].
Una lapide spezzata ed accantonata da una parte nel cimitero che, da anni era stato tutto ristrutturato da Saunière, non poteva dare, da sola, l'impressione di essere un antico manufatto e, se Tisseyre, avesse voluto, invece, far notare ai lettori, la vetustà del monumento avrebbe quantomeno dovuto scrivere – come per gli altri – che davvero lo era o, ancora per accontentare i curiosi, avrebbe potuto far riprodurre una figura della lapide da cui comparisse un testo con caratteri antichi, predisponendone una copia fedele disegnata a mano e non con i caratteri tipografici usati, invece, nell'articolo.
La riproduzione dell'epitaffio in chiave moderna proposta nell'articolo congiuntamente al fatto che, all'apparenza, non era possibile apprezzare in alcun modo l'antichità della lapide, ha portato, invece, alcuni ricercatori a formulare dubbi sulla sua autenticità.

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