Il fatto importante, da tenere presente, è quello che, all'epoca,
tutti i libri che venivano pubblicati non sempre erano poi registrati
negli archivi delle principali biblioteche ed istituzioni e questo,
per esempio, fu proprio il caso del libro di Boudet "La vrai langue
celtique": tutto ciò potrebbe essere accaduto anche per il misterioso
libro "Pierres gravées du Languedoc".
Bertrand d'Arondel aveva segnalato l'esistenza di altre due opere dello
Stublein, già menzionate dall'abate Sabarthès in "Bibliographie de l'Aude"
(1914) : "But de promenades et objets curieux qui existent dans les
environs de Rennes-les-Bains" (1884) e "Rennes-les-Bains, Description"
(1886). Forse i due libri contenevano notizie su antichi manufatti osservati
dallo scrittore nel suo girovagare nelle vicinanze di Rennes le Château
ma, anche di questi volumi, però, non c'era alcuna traccia nelle biblioteche
della zona ed in quella di Parigi e, solo recentemente è stata data
notizia del ritrovamento del primo ("Pégase", n. 5 novembre/dicembre
2002).
È, comunque, possibile che il libro possa essere il frutto di un'abile manipolazione successiva, fatta da altri, dell'originale testo, anche se non abbiamo assolutamente alcuna prova né che sia una copia dell'originale di Stublein né, al contrario, di una sua falsificazione: tale certezza potrebbe essere raggiunta solo dal confronto di eventuali altre copie del libro e, solo da questo esame, si potrebbe decidere sulla sua autenticità. Una prova della manipolazione del libro è stata data da Jarnac che ha raffrontato la firma apposta sotto le figure della lapide con quella autentica di Stublein tratta dal "Descriptions" e che sono del tutto diverse tra loro.
Dal momento, però, che nell'attualità, siamo in presenza di un'assoluta indisponibilità di copie di quel libro, l'ipotesi a favore della sua originalità non sembra potersi accettare e, proprio per questo motivo, molto è stato scritto per screditarlo: in particolare, è stata messa in dubbio anche quella della firma del suo presunto autore, apposta in calce al libretto che, pertanto, è ritenuta apocrifa [3].
Un'altra menzione dell'epitaffio della lapide verticale è stata riportata nella nota memoria che, lo studioso di storia locale, Elie TISSEYRE, aveva fatto per il SESA, l'associazione culturale di cui era membro. Nel suo scritto aveva riferito di un'escursione, avvenuta il 26 Giugno 1905, e della ricognizione sulla conservazione di alcuni monumenti nella zona vicina a Rennes le Chateau e, allo scopo, si era anche soffermato sul cimitero del paese. Lì, abbandonata e spezzata in due, aveva scoperto un'antica lapide dove s'intravedeva ancora un epitaffio che, sebbene non perfettamente conservato, era ancora leggibile e ne aveva abbozzato il disegno [4].
La rottura e l'abbandono alle intemperie della lapide, descritta
da Tisseyre, sembrano essere stati voluti proprio da Saunière che, nel
1895, aveva fatto dei lavori per la rimozione di alcune vecchie tombe
del cimitero - forse per crearvi nuovi spazi - e la costruzione di un
ossario per deporvi i resti.
Certo è che quell'intensa attività - svolta personalmente dal curato,
spesso durante le ore notturne ed in compagnia della giovane perpetua,
Marie Denarnaud - non poteva esser passata inosservata e, comunque,
non piacque per niente ai suoi compaesani che protestarono presso il
sindaco perché fermasse lo scempio che Saunière stava facendo delle
tombe dei loro avi. Negli archivi municipali di Rennes le Chateau sono
conservate due lettere (12 e 14.3.1895) che sono state più volte pubblicate
[5].
Sembra che le lapidi sulla tomba della marchesa de Negre, situata a
ridosso del campanile della chiesa, siano state messe dall'abate Bigou,
nel 1789, e vi siano rimaste sino al 1895.
In quello stesso periodo, come abbiamo già detto, Saunière tolse
le lapidi e le gettò in un angolo del cimitero ma, a causa delle lamentele
dei discendenti della de Negre (Dominique Olivier d'Hautpoul), fu obbligato
a sistemare una nuova lapide sulla tomba (febbraio 1895). Poco dopo,
sempre a causa di un'altra protesta degli d'Hautpoul, Saunière fu costretto
a sostituire la lapide rifatta, definitivamente, con un'altra
[6].
Questi spiacevoli incidenti potrebbero essere costati molto denaro all'incauto
curato di Rennes che fu obbligato a pagare una somma ingente ai discendenti
della marchesa de Negre, quelli stessi che avevano protestato per quanto
era stato fatto alla tomba della loro ava, e dal 1906, ogni anno Saunière
dovette forse inviare loro, segretamente, una somma pari a 5.000 franchi
oro, in riparazione dei danni fatti alla tomba ed alla chiesa di santa
Maria Maddalena [7].



