Si può concludere che, la scritta «PS PRAECUM» in fondo alla lapide
orizzontale sulla tomba della de Nègre, non è derivata dell'immaginazione
di Cros o di altri successivi ricercatori anche se, per quell'iscrizione,
qualcuno ebbe a porre in essere un'abile macchinazione proprio per farla
derivare da una figura fatta apparire nel presunto libro dello Stublein
e del quale è stata dimostrata la più che probabile inesistenza; infatti
l'opuscolo depositato presso la Biblioteca Nazionale Francese non è
costituito dall'estrazione di alcune pagine dell'inesistente originale
del libro di Stublein, ma è un'abile mistura di false figure con altre
vere tratte da un libro di autore diverso, opera confezionata ad arte,
da qualcuno dei personaggi orbitanti nella ristretta cerchia delle conoscenze
di Pierre Plantard.
Per completezza occorre segnalare che, sempre al riguardo della strana
frase, esistono altre notizie, un po' frammentarie e tra loro non sempre
concordanti che abbisognano di una più attenta analisi e verifica
[42].
E però senza quelle due brevi parole non si arriva a costruire il messaggio
nascosto, sotto forma di anagramma, nell'epitaffio della stele della
marchesa de Nègre.
L'analisi del messaggio nascosto nell'epitaffio
Tutti i ricercatori sono sempre partiti dal presupposto che lo strano
testo della lapide abbia un senso alternativo alla semplice incisione
mal fatta e, cioè, lo si crede un autentico messaggio nascosto. Se così
non fosse sarebbe del tutto inutile discuterne.
Le notizie che da tempo circolano in alcuni dossier anonimi (almeno
dal 1965), e da quanto riferito da de Sède nel suo primo libro sul tesoro
di Rennes, confermano l'esistenza di un messaggio nascosto, costituito
da un anagramma del testo visibile sulla lapide.
Nel nostro caso, però, era superfluo ricorrere ad un sistema così
complesso con quello che, in crittografia, viene definito il "surchiffrement".
Il metodo più semplice, la tecnica dell'anagramma, all'epoca dell'abate
Bigou era già di per sé abbastanza robusto e sufficiente se, ancor oggi,
nessuno è riuscito a capire quali siano le indicazioni esatte incise
nella lapide per arrivare a scoprire il messagio nascosto e, quindi,
non era affatto necessario complicare il problema passando l'anagramma
di nuovo attraverso un'altra cifratura complessa come il metodo di de
Vigènere.
È vero che chi fa una cifratura vuole che il messaggio rimanga nascosto
a chi non è autorizzato a conoscerlo e, quindi, è necessario utilizzare
una sistema sicuro che regga alla decrittazione del
testo al fine di non consentire di trovare la soluzione senza conoscere
il metodo e la chiave; con il destinatario giusto, invece, era sufficiente
concordare e rendere chiaro il sistema e la chiave usati (o, quantomeno,
un modo per conoscerli) per consentire una facile decifrazione
del testo. All'epoca di Bigou, il metodo di de Vigènere era il sistema
considerato il più sicuro contro ogni tentativo di lettura non autorizzata
(decrittazione) - forse di più di quello della tecnica dell'anagramma
- ma, anche fin troppo sicuro, perché nel caso in cui, per un qualche
motivo si fosse persa la conoscenza del metodo e dei dati utili alla
decifrazione, non sarebbe stato più possibile recuperare il testo del
messaggio nascosto. Infatti, il metodo di decrittazione per il sistema
di de Vigènere venne scoperto da Babinski solo pochi anni prima della
fine del XVIII secolo.
La ricostruzione dei fatti che si propone, ovviamente, abbisogna di alcune ricerche per appurare l'ipotizzato scontro avvenuto tra i discendenti della marchesa d'Hautpoul e Saunière, sia per il reclamo sulla tomba, sia per il pagamento degli ingenti danni che gli furono chiesti poiché le fonti da cui sono state tratte queste notizie provengono da anonimi autori, la cui identità è coperta da pseudonimi, e potrebbero non essere attendibili.
Se, però, quest'intervento ultimo nel mistero è veramente accaduto,
esso viene ad essere un altro degli aspetti importanti della vicenda
perché darebbe sicura conferma della presenza, nel cimitero di Rennes
le Chateau, di una lapide verticale sulla tomba di Marie de Negre, almeno
dal 1895. L'anno, poi, è assai vicino a quello in cui fu scritto il
libro di Stublein (1884) - questo darebbe credibilità alla correttezza
delle sue informazioni date sull'epitaffio - del quale, peraltro, solo
Tisseyre lo aveva fedelmente ricopiato dalla lapide.
Il testo inciso sulla stele della marchesa De Nègre è stato esaminato,
sotto l'aspetto tecnico, da diversi ricercatori che hanno anche tentato,
chi più chi meno, di dare un significato diverso - oltre l'evidenza
- alle parole nell'iscrizione; in particolare ciò è accaduto per gli
strani errori, se tali si vogliono considerare, che l'artefice della
lapide od il committente dell'opera sembrerebbe aver commesso.



