antiquahistoria

Fin qui nulla di strano; senonché, cacciato dalla porta il dubbio sull'autore del testo, ecco che subito rientrava dalla finestra. La notizia sull'attribuzione del dattiloscritto a Corbu era stata confermata anche da Putnam [39]; nel suo libro infatti riportava l'indicazione precisa del luogo dov'era stata rinvenuta la dalle («.. Era nascosta nella frattura di una roccia. Il posto in cui giaceva era indicato in modo sottile e discreto da una freccia ed una croce di Malta incise nella nicchia della roccia.»); questa frase, però, non appariva affatto nel secondo opuscolo ricevuto da Jarnac dove, invece, si chiudeva l'argomento con ben altra, e più generica, segnalazione («.. vers le sommet de la cote 532, consulter la carte de l'Etat-Major.») e, quindi, il dattiloscritto nelle mani di Putnam potrebbe provenire da un'altra fonte diversa dalle prime due.
La questione, pertanto, abbisogna di un esame più approfondito e deve essere fatta con la comparazione di tutti i testi che citano il dattiloscritto: di sicuro i due di Jarnac e quello di Putnam.

Il rapporto Cholet

praecum

La seconda prova indiretta sull'esistenza della frase «PS PRAECUM» viene dalla scoperta fatta nel 1959 dal ricercatore Jacques Cholet che, solo nell'aprile del 1967, ebbe a riportarla in un suo famoso rapporto [40].
Innanzitutto, siamo in presenza di un'altra dalle, rinvenuta in luogo diverso da quella di Cros (Coume-Sourde); la scoperta di Cholet, infatti, è indipendente dalle altre, poiché il professore parigino l'aveva trovata negli scavi fatti a Rennes le Château (non è specificato, con precisione, dove si trovasse la quercia) ma, fatto importante, vi era anche riportato un testo in parte simile a quello di Cros.

Sebbene non sia dato sapere da dove venne tratto il nuovo disegno della dalle – che, riportato nel sito di Octonovo ma non appare in nessun altro sito che si occupi della vicenda, mentre su altro ancora [41] c'è riportata la foto di un documento dattiloscritto anch'esso di provenienza ignota e non chiaramente leggibile – dallo scritto di Cholet emergono chiari due aspetti importanti del nostro problema:

  • la parola «PRAE-CUM» (in forma diversa con il trattino che la divide in due parti) era anche da lui conosciuta, indipendentemente dal fatto della scoperta di Cros e prima che gli appunti dell'ingegnere fossero stati pubblicati nelle versioni oggi note (la figura nel libro di de Sède ed i dattiloscritti in mano a Jarnac e Putnam);
  • per l'autore c'è un rapporto diretto tra la strana parola e la "dalle de Blanchefort" (dalle horizontale de Nègre),

e, tutto ciò, in tempi ovviamente non sospetti perché, durante gli scavi del 1959, Cholet non poteva sapere del falso inventato, forse da Plantard e soci, e riportato in "Pierres gravées de Languedoc", depositato alla BNF solo nel 1967; anzi, alla luce di queste considerazioni, appare assai più probabile che i soliti noti personaggi si siano serviti proprio delle conoscenze di Cholet e di Cros per fare ed avvalorare i loro maneggi letterari. E, forse, l'unico utilizzo positivo degli appunti, senza alterazioni, fu quello di Noel Corbu che dovette venirne a conoscenza durante i primi scavi (1958-1960) fatti a Rennes le Château da Charroux e Cholet.

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