Nel primo caso le indagini non sono proprio del tutto attendibili: per la ricostruzione l'ingener Cros si era affidato esclusivamente alla memoria storica degli abitanti di Rennes le Château; infatti, per il recupero dell'iscrizione sulla lapide aveva posto numerose domande ai vecchi del paese. Quel testo era stato oggetto anche di alcune sue memorabili animate discussioni con Saunière, intorno all'anno 1906, proprio per l'abrasione procurata dall'abate alla lapide e per il fatto che, così com'era stata sua abitudine per altri antichi manufatti, l'aveva forse riutilizzata per farne la copertura del nuovo ossario nel cimitero; per alcuni odierni ricercatori, invece, la lapide sarebbe stata portata a Carcassone in epoca e con una collocazione imprecisata [34].
La dalle de Coume-Sourde
Qualche anno dopo, la notizia di un'altra scoperta andava ad intrecciarsi
con questa già intricata questione. Nel 1928, nel corso delle sue peregrinazioni
alla ricerca di antiche iscrizioni nei luoghi più disparati ed impervi
nei dintorni di Rennes le Château, Cros aveva scoperto un'altra lapide
– detta, dal luogo di provenienza, della Coume Sourde – che, tra l'altro,
portava incisa nel testo proprio l'enigmatica frase «PS PRAECUM». Il
manufatto, forse di origine templare, andava a fornire una nuova, vera
prova archeologica dell'utizzo, nel passato, di quelle due strane parole,
quelle stesse che, poi, avevano fatto bella mostra di sé sulla lapide
della tomba della de Nègre.
Senonché l'ingegnere non rese mai di pubblico dominio il frutto delle
sue ricerche né, peraltro, è dato ancor oggi sapere quale sia stata
la fine che abbia fatto.
Le memorie dattiloscritte sul rinvenimento e sul contenuto del relativo testo apparvero, invece, postume, quando degli sconosciuti dopo il 1960 penetrarono nello chalet di campagna di proprietà di Cros, posto di fronte all'antica cappella dello stabilimento termale di Ginoles e sottrassero la maggior parte dei documenti che vi erano custoditi. Se, pertanto, è vero che non esiste nessun materiale coevo alla scoperta fatta da CROS (dalle e manoscritti) è altrettanto sicuro però, che l'ingegnere fece un disegno della dalle di Coume-Sourde poi, scomparsa, poiché non è sicuro che quella esposta al museo di Rennes le Château sia proprio quella originale [35].
Sull'esistenza delle scoperte e gli appunti dell'ingegnere c'è la testimonianza
di alcune persone che avevano avuto modo di vedere la dalle e per le
notizie contenute in un breve opuscolo, formato utilizzando appunti
manoscritti di Cros, che la cognata Octavie Lassave, fece pubblicare,
dopo la morte dell'ingegnere, ma prima della pubblicazione del libro
di de Sède (1967) e di un dattiloscritto anonimo che, quasi sicuramente,
è una manipolazione fatta dai soli noti con il materiale trafugato nello
chalet di Cros a Ginoles.
Anche se Jarnac non ebbe mai a vedere la dalle o la copia originale
dell'opuscolo di Octavie Lassave c'era da immaginarsi che, una qualche
copia, poteva essere sopravvissuta nelle mani di privati. Qualche anno
dopo l'edizione dell'Histoire, infatti, Jarnac venne a sapere dell'esistenza
di un secondo dattiloscritto, più breve del primo, che poteva dipendere
più fedelmente dagli appunti di Cros. Il raffronto dei due testi è stato
fatto, sempre da Jarnac, che conclude per una maggiore validità del
secondo in quanto non riporta, sul retro della dalle, le enigmatiche
parole «CEIL, BEIL, MCCXCII»
[36].
Questo fatto costituisce, quindi, la prova indiretta, anche se forse
decisiva, dell'originalità del secondo testo; infatti, l'inesistenza
delle tre ultime e strane parole sulla dalle di Coume-Sourde era già
stata data da testimoni oculari che avevano confermato la notizia a
Pierre Jarnac e che aveva riportato fedelmente la loro testimonianza
nel primo libro sulla storia del tesoro di Rennes
[37].
A prima vista, così com'era data la notizia, il documento sembrava anonimo
ma Sassez ha ipotizzato che questo secondo testo debba essere un breve
scritto da attribuire a Noel Corbu che lo compose, intorno al 1965,
poco prima dell'abbandono, in via definitiva, del mistero e del paese
di Rennes le Château [38].
La paternità del testo sarebbe "certificata" dalla presenza di un'anomalia
grafica nel dattiloscritto, relativa al cognome del curato che, Corbu,
ha sempre scritto con la "s" finale (Saunières).



