Tornando alle lapidi ed alle pergamene dobbiamo ricordare che il messaggio nascosto, contrariamente a quanto aveva detto De Sede a Lincoln (1971), non era stato affatto appena decifrato dai servizi segreti francesi: era, invece, già stato riportato in uno scritto di sole 33 pagine del 1965 - uno dei tanti "dossiers" depositati alla Biblioteca Nazionale Francese di Parigi - anteriore alla pubblicazione del libro di De Sede (1967): il messaggio era stato poi passato a Lincoln così com'era riportato in quell'opuscolo attribuito a Madeleine BLANCASSAL [4].
Orbene, l'ispiratore del libro "L'Or de Rennes", se non addirittura
l'informatore, era stato proprio Plantard e, quindi, è del tutto evidente
che costui non poteva non conoscere il messaggio ancor prima del supposto
intervento, per la decifrazione, da parte dei servizi segreti francesi.
Perché, dunque, Plantard mise in piedi una messinscena della decrittazione
postuma del messaggio, peraltro, nella maniera tanto complessa, così
come oggi la conosciamo?.
La risposta è data dall'epitaffio della tomba della marchesa d'Hautpoul!.
Abbiamo già chiarito che la chiave di volta per scoprire il messaggio
segreto non poteva essere stato affidato, all'epoca di Bigou, alla tecnica
crittografica così com'è elaborata e riportata da De Sede e da Lincoln
e che - a loro dire - sarebbe stata ottenuta con l'applicazione successiva
di ben cinque trasformazioni: del resto, una complicazione del genere,
non è mai stata trovata in nessun testo cifrato conosciuto in epoca
precedente la lapide.
Questo tipo di elaborazione, invece, divenne comune quando, prima dell'avvento
dei computer, i servizi segreti utilizzavano cifrari composti come,
ad esempio, quello ben noto conosciuto come Data Encryption Standard
(DES) - ideato dalla IBM e reso pubblico nel 1977 dal National Bureau
of Standards americano - la cui potenza ed efficacia era basata proprio
sull'uso di ben 16 trasformazioni diverse e successive!.
Fu proprio questa particolare consulenza che, Plantard, molto probabilmente,
richiese ed ottenne dai servizi segreti - all'epoca era il miglior sistema
crittografico - in forza delle conoscenze e degli appoggi che aveva
in quell'ambito.
Una riprova delle sue grandi entrature nei servizi, Plantard la diede
quando si ritrovò coinvolto nella transazione per la vendita dei manoscritti
(pergamene?) che la nipote di Saunière, madame Jammes, credette di aver
ceduto ai rappresentanti della Lega Internazionale dei Librai Antiquari
di Londra mentre, guarda caso, costoro erano stati anche ex agenti dei
servizi segreti inglesi!.
Ed eccoci arrivati alla soluzione dell'enigma: anche se Plantard conosceva già il messaggio - anagramma perfetto dell'epitaffio - egli o non sapeva di questo particolare aspetto o non era stato in grado di far ricostruire il metodo che dall'epitaffio portava al testo chiaro del messaggio oppure non aveva voluto rendere pubblico il vero sistema di decifrazione.



