In effetti, la firma sulla copia di Charles è risultata autentica
dopo la scoperta casuale, fatta alla Bodleian Library, di una lettera
autografa di Boudet con la sua busta originale, indirizzata al rettore
della Oxford University rimasta, per più di un secolo, conservata all'interno
della copertina del libro: la firma e la grafia, chiaramente più curata
nella lettera di Oxford, sono identiche nei due esemplari
[3].
Nell'avvincente storia del mistero non potevano di certo mancare legami
con la nobiltà, la famiglia reale di Francia, gli ordini cavallereschi,
le società segrete tra le quali, ovviamente, anche la Massoneria.
Più complessa, invece, si rivela la figura di Pierre Plantard. Molto
giovane, era rimasto legato – forse vittima – dell'ambiente familiare
e, più in particolare, della figura del padre militante, come diremmo
oggi, del catto-monarchismo; ne è riprova sia la stessa attività svolta
in quell'ambiente dal suo genitore (valet de chambre) che per le ipotesi
di un'origine nobiliare della famiglia avanzate dall'omonimo "zio" prete
vicario di Sainte Clothilde a Parigi e, cioè di quella stessa Clothilde,
resa santa dalla Chiesa, moglie del primo re di Francia, Clodoveo, della
mitica dinastia dei Merovingi, che tanta parte hanno nella vicenda di
Rennes e da lei stessa convertito alla fede cattolica. Gli interessi
dello zio prete per la genealogia sembrano essere confluiti in un'opera,
composta da ben tre volumi, forse pubblicata nel 1939. Inutile dire
che, nonostante le tante ricerche, ad oggi, non si è trovata traccia
alcuna dell'opera o la menzione dell'abate Plantard in testi specializzati
del settore.
E, comunque, da queste particolari conoscenze, sembra che Pierre abbia
attinto a piene mani per dar corpo alla sua speciale "mania" che lo
portava ad identificarsi con il "Roi perdu", complicata, resa più aspra
e combattuta dalla polemica insorta, tra i tre Pierre (padre, figlio
e cugino del padre), per il torto fatto dallo zio prete per motivi ancor
oggi sconosciuti entrò in polemica con il cugino ecludendolo dall'asserita
discendenza regale della famiglia Plantard fino a diventare, poi, un'immagine
ossessiva, forzata nella sua mente di Pierre, dopo la prematura scomparsa
del genitore.
La puntigliosa ricostruzione genealogica della famiglia Plantard, curata da Pierre sulla base – forse - delle informazioni ricevute dallo zio prete, era stata resa nota, molto più tardi, con il deposito di un anonimo opuscolo alla Biblioteca Nazionale Francese a Parigi. Sebbene tale elaborazione sia stata oggetto di contestazioni, anche da parte di esperti del settore, è possibile rintracciare su vari siti internet specializzati proprio l'albero genealogico proposto da Plantard. Rimasto solo con la madre, Pierre uscì dall'alveo familiare e dallo stato di autocommiserazione in cui era caduto, per la patita esclusione dinastica, e cominciò a darsi da fare per riconquistare e propugnare il suo nobile status.
Ecco allora spiegati i suoi particolari interessi culturali (corsi di epigrafia classica greco-romana) le sue frequentazioni nell'ambiente politico e religioso (sacrista a Saint Louis d'Antin, partecipante al circolo monarchico-religioso guidato dall'abate François Ducaud-Bourget), fino a diventare il capo di raggruppamenti della gioventù francese sempre della stessa ispirazione conservatrice e, infine, al propugnamento ufficiale del suo alto status, del suo nobile rango, durante i seminari a Saint Sulpice. Ma il vero salto di qualità, avviene quando, pochi anni dopo assume la leadership di una già nota società segreta: gli Alpha Galates. E qui il problema si complica.



