ULTIMO AGGIORNAMENTO: 12/04/2007

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In effetti, la firma sulla copia di Charles è risultata autentica dopo la scoperta casuale, fatta alla Bodleian Library, di una lettera autografa di Boudet con la sua busta originale, indirizzata al rettore della Oxford University rimasta, per più di un secolo, conservata all’interno della copertina del libro: la firma e la grafia, chiaramente più curata nella lettera di Oxford, sono identiche nei due esemplari (3).
Nell'avvincente storia del mistero non potevano di certo mancare legami con la nobiltà, la famiglia reale di Francia, gli ordini cavallereschi, le società segrete tra le quali, ovviamente, anche la Massoneria.

Più complessa, invece, si rivela la figura di Pierre Plantard. Molto giovane, era rimasto legato – forse vittima – dell’ambiente familiare e, più in particolare, della figura del padre militante, come diremmo oggi, del catto-monarchismo; ne è riprova sia la stessa attività svolta in quell’ambiente dal suo genitore (valet de chambre) che per le ipotesi di un’origine nobiliare della famiglia avanzate dall'omonimo "zio" prete vicario di Sainte Clothilde a Parigi e, cioè di quella stessa Clothilde, resa santa dalla Chiesa, moglie del primo re di Francia, Clodoveo, della mitica dinastia dei Merovingi, che tanta parte hanno nella vicenda di Rennes e da lei stessa convertito alla fede cattolica. Gli interessi dello zio prete per la genealogia sembrano essere confluiti in un’opera, composta da ben tre volumi, forse pubblicata nel 1939. Inutile dire che, nonostante le tante ricerche, ad oggi, non si è trovata traccia alcuna dell’opera o la menzione dell'abate Plantard in testi specializzati del settore.
E, comunque, da queste particolari conoscenze, sembra che Pierre abbia attinto a piene mani per dar corpo alla sua speciale "mania" che lo portava ad identificarsi con il "Roi perdu", complicata, resa più aspra e combattuta dalla polemica insorta, tra i tre Pierre (padre, figlio e cugino del padre), per il torto fatto dallo zio prete per motivi ancor oggi sconosciuti entrò in polemica con il cugino ecludendolo dall’asserita discendenza regale della famiglia Plantard fino a diventare, poi, un’immagine ossessiva, forzata nella sua mente di Pierre, dopo la prematura scomparsa del genitore.

La puntigliosa ricostruzione genealogica della famiglia Plantard, curata da Pierre sulla base – forse - delle informazioni ricevute dallo zio prete, era stata resa nota, molto più tardi, con il deposito di un anonimo opuscolo alla Biblioteca Nazionale Francese a Parigi. Sebbene tale elaborazione sia stata oggetto di contestazioni, anche da parte di esperti del settore, è possibile rintracciare su vari siti internet specializzati proprio l’albero genealogico proposto da Plantard. Rimasto solo con la madre, Pierre uscì dall’alveo familiare e dallo stato di autocommiserazione in cui era caduto, per la patita esclusione dinastica, e cominciò a darsi da fare per riconquistare e propugnare il suo nobile status.

Ecco allora spiegati i suoi particolari interessi culturali (corsi di epigrafia classica greco-romana) le sue frequentazioni nell’ambiente politico e religioso (sacrista a Saint Louis d’Antin, partecipante al circolo monarchico-religioso guidato dall’abate François Ducaud-Bourget), fino a diventare il capo di raggruppamenti della gioventù francese sempre della stessa ispirazione conservatrice e, infine, al propugnamento ufficiale del suo alto status, del suo nobile rango, durante i seminari a Saint Sulpice. Ma il vero salto di qualità, avviene quando, pochi anni dopo assume la leadership di una già nota società segreta: gli Alpha Galates. E qui il problema si complica.