Ebbene, nel lasso di tempo intercorso tra il 1781 ed il 1895 qualcuno
deve aver scritto l'epitaffio - anagramma di un messaggio più importante
- sulla lapide che, poi, ha avuto cura di porre sulla tomba della marchesa
de Negre, a ridosso del campanile della chiesa di santa Maria Maddalena.
L'artefice di tutto questo, non sembra di certo essere stato lo spaventato
abate BIGOU, esule in Spagna, al quale difettarono sicuramente le necessarie
conoscenze sulla crittografia ed altro ancora tanto meno, poteva essere
stato Saunière che, quando si rese conto della potenziale pericolosità
del testo nell'epitaffio, per ben due volte tolse dalla tomba della
marchesa la lapide, eliminando così le indicazioni che si sarebbero
potute trarre da quello strano scritto che, peraltro, sembrava agevolare
la ricerca proprio di quello che lui stesso tentava disperatamente di
nascondere!.
Chi, dunque, era stato l'ignoto, oscuro autore dell'epitaffio?.
È questo un primo punto importante che deve essere risolto per percorrere la strada giusta che porta alla soluzione del mistero.
Come per le "false" pergamene, anche per l'epitaffio potremmo pensare ad un altro "falso", forse, di Plantard o dei suoi soci ma l'ipotesi non regge perché è certo che al tempo in cui Tisseyre scrisse il suo articolo per il SESA (1906) Plantard non era ancora nato. Se, quindi, la lapide con la sua inscrizione non è un "falso" manufatto è, però, plausibile che Plantard possa avere ideato un'utilizzazione successiva dello stesso, per suoi fini, ed allora è necessario capire i motivi di tale oscura attività.
Lungi dal voler qui ricostruire la vita di
PIERRE PLANTARD e la storia dei suoi numerosi
interventi e coinvolgimenti nella vicenda di Rennes le Chateau è, però,
necessario rifarsi alle particolari notizie in suo possesso sulla conoscenza
di vari personaggi coinvolti nel mistero del piccolo paese del Sud della
Francia ed ai suoi legami ed interessi in alcune società segrete.
Nel 1938 il giovane Pierre si era recato - se dobbiamo credere al
suo racconto [2] - a Rennes
dove aveva incontrato la settantadueenne Marie DENARNAUD,
ex perpetua ed erede di Saunière, alla quale aveva richiesto di riavere
indietro le lettere che il nonno, Charles Plantard, aveva scambiato
con il defunto curato.
Quali fossero i comuni interessi tra i due non è dato di sapere: Charles,
all'epoca di quel primo incontro (6.6.1892) era un giornalista di professione
e, ovviamente, tutto quello che di privato c'era stato tra i due sembra
oggi destinato a dover rimanere un segreto di famiglia, anche per l'improvviso
ritiro di tutta la corrispondenza fatto da Pierre rimasto l'unico punto
di contatto fra personaggi diversi ma tutti portatori di conoscenze
comuni.
Charles, infatti, conosceva bene anche Henri Boudet, il curato di
Rennes les Bains amico e mentore di Saunière, del quale si può affermare,
senza tema di smentita, che abbia svolto in questo mistero - con la
sua impalpabile, occulta ed intellettuale presenza - un ruolo sicuramente
maggiore di quello che a, prima vista, sembra essere stato di Saunière.
Ebbene, proprio Pierre Plantard ha curato, nel 1978, la ristampa dello
strano libro di Boudet, "La vrai langue celtique".
Un esemplare, di pubblico dominio, della firma dell'anziano prelato
e scrittore (riprodotta nella ristampa) è proprio quella apposta nella
dedica sulla copia originale del libro, forse, donata dal prete stesso
al nonno di Pierre, Charles Plantard: davvero Boudet gliene aveva fatto
omaggio? È molto probabile.



