antiquahistoria

Durante la Rivoluzione Francese Dagobert fu accusato di tradimento perché nobile e sospettato di sentimenti nostalgici per l'Ancien Regime e fu, quindi, imprigionato ma, ancor prima di essere condotto al patibolo fu salvato per l'intervento dei suoi fratelli massoni repubblicani che attirarono l'attenzione sulla popolarità e la sua competenza come ufficiale dell'esercito.
La Spagna, dove ancora regnava la dinastia dei Borboni - il suo re era il cugino di Luigi XVI - aveva lanciato un'offensiva contro la Francia. Dagobert, quindi, a causa del disperato bisogno di ufficiali dell'esercito competenti, fu richiamato, promosso generale e mandato a raggiungere l'esercito schierato sui Pirenei orientali, al comando del marchese di Chefdebien - anch'egli scampato, grazie alle sue conoscenze massoniche, al patibolo - suo amico e fratello nella Loggia dei Filadelfi della quale era diventato anche Gran Maestro.

Di conseguenza due uomini, seppur divisi da ideologie diverse, essendo Dagobert un sostenitore protestante della Repubblica e Chefdebien un aristocratico cattolico, furono uniti da una causa apparentemente comune, la difesa della Francia.
Due sole figlie allietarono il matrimonio di Dagobert e, la mancanza di un erede maschio, lo convinse a lasciare tutti i suoi archivi (Arcanes des mines des Corbieres) contenenti un grande segreto su di un tesoro nascosto, in custodia ai suoi fratelli massoni del Grande Oriente di Francia, perché in caso di morte - che lo colse il 18 aprile del 1794, a seguito di un'inspiegabile febbre, forse, effetto di un avvelenamento del cibo - li utilizzassero in supporto degli ideali massonici.


Bibliografia e Collegamenti

  • Guy Patton, Robin Mackness, "L'Enigma dell'oro scomparso", Newton & Compton Editori, Roma 2000.

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