ULTIMO AGGIORNAMENTO: 24/01/2004
L'8 agosto 1780 il giovane capitano era convolato a nozze con Jacquette Claire Josephe, figlia di Joseph Gaspard PAIHOUX DE CASCATEL,
giudice della Corte Suprema e membro del Consiglio Supremo del Rossiglione.
Testimone delle nozze fu Jean Pierre François DUHAMEL, cugino di Dagobert, Sovrintendente delle miniere e delle fucine di Re Luigi
XVI e corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Parigi.
Il giudice, suocero di Dagobert, qualche anno prima, era entrato in società con Duhamel, il sovrintendente del re, ed un certo
Peltier e, nel 1779, avevano ottenuto il permesso dal monastero di Lagrasse di riaprire le miniere che si trovavano nei loro vasti
possedimenti; l'accordo per lo sfruttamento venne anche confermato dal re per circa trent'anni.
Peltier non riuscì a far fronte ai propri impegni finanziari e vendette la sua quota agli altri due soci. Dagobert, che aveva
già ricevuto dal matrimonio con la figlia del giudice un sesto del valore dell'impresa, comprò la quota di Duhamel ed,
infine, quando nel 1782 ricevette in dono dal suocero stesso Pailhoux la quota di questi, divenne l'unico proprietario delle miniere e
delle fucine comprese in un vasto territorio che si estendeva a nord da Termes a Tuchan a sud e da Cascatel ad est a Roco Negre, vicino
a Blanchefort ad ovest.
Dagobert era venuto, quindi, a trovarsi in contatto con i personaggi della nostra storia perché le terre di Blanchefort dove
furono trovate le antiche miniere appartenevano al marchese De Fleury, signore di Rennes e marito di Gabrielle, figlia di Marie de Nègre
di Hautpoul Blanchefort.
Era accaduto, infatti, che un ingegnere, tale Duboscq, aveva riaperto le miniere che si trovavano in quelle terre senza avere ottenuto il permesso dal proprietario. Il marchese de Fleury aveva protestato per tale atto senza, però, raggiungere alcun risultato poiché Duboscq era fortemente appoggiato dall'Intendenza della Linguadoca ed aveva ottenuto già svariate concessioni per lo sfruttamento delle miniere di quella regione accordategli, ovviamente, dal sovrintendente del re, Duhamel, cugino di Dagobert.
Chiarito il contatto con la vicenda di Rennes le Château resta però da spiegare l'origine del legame tra Dagobert e la Massoneria.
La sua famiglia, intorno alla metà del XVI secolo, era diventata protestante e, durante le numerose guerre di religione,
l'avita magione di Saint Lo (Normandia) era stata bruciata e gli archivi distrutti. Molti maschi dell'illustre casata continuarono comunque nella
tradizione militare e conquistarono posizioni altolocate nell'esercito reale. Ciononostante per entrare a far parte della Guardia Reale,
posizione molto ambita tra i militari, era necessario accertare una genealogia che confermasse le origini nobili del richiedente. Fu
così che, nel 1728, Roger Dagobert presentò la storia della sua famiglia ad una commissione che accettò, nonostante
la maggior parte dei documenti della sua famiglia fosse andata perduta nell'incendio, che i Dagobert fossero realmente di nascita
nobile, anzi, persino reale.
Dopo la revoca dell'editto di Nantes, che aveva concesso libertà - seppur limitata - ai protestanti, i cattolici avevano dato
inizio ad una nuova ondata di persecuzioni contro di loro e, pertanto, i Dagobert, in ricerca di aiuto, abbracciarono l'ideologia del
secolo ed entrarono a far parte della Massoneria. All'epoca, infatti, facevano parte dell'istituzione molti grandi nomi della Francia
che avevano manifestato interesse nelle ricerche intellettuali, con impegno nel sociale, ma anche in quelle esoteriche.




