Sistemi Crittografici

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 05/01/2004

I metodi crittografici si sono evoluti sino a tutto il XX secolo e, rispetto a quelli sviluppati empiricamente nei tempi antichi, sono divenuti sempre più complessi ed affidabili prima con l’introduzione delle macchine cifranti, poi con l’avvento della crittografia computerizzata (vedi storia della crittografia).
La tecnica si fonda principalmente sull’utilizzo separato o congiunto di due operazioni fondamentali: la trasposizione e la sostituzione, tramite le quali sono stati messi in pratica i due principi generali della crittografia - la diffusione e la confusione - ottenendo la trasformazione del messaggio originale (testo chiaro) fino a renderlo oscuro (testo cifrato) a chi non conosce le regole del metodo adottato.

CIFRARI A TRASPOSIZIONE

In questi cifrari le lettere del messaggio originale vengono rimescolate in modo altamente complesso tanto che il messaggio finale risulta, a prima vista, caotico. In pratica il testo cifrato non è altro che un gigantesco anagramma del testo chiaro e la chiave consiste nella conoscenza dei passi con cui ripristinare la successione originaria delle lettere.
Questa semplice costruzione può essere complicata costruendo delle apposite griglie dove viene inserito il testo, applicando sistemi diversi di prelevamento delle lettere (per cui vanno lette, ad esempio, prima le colonne pari e poi quelle dispari) oppure con altro più irregolare in cui l’ordine nel quale vanno successivamente considerate le colonne è dato da una parola chiave che, di fatto, viene a costituire la chiave del cifrario.
Benché essi, storicamente, siano stati i primi ad essere usati, furono presto messi da parte: il loro segreto è infatti piuttosto debole, poiché si può scoprire con procedimenti ed induzioni relativamente semplici: i più famosi metodi utilizzati nell'antichità furono il cd. "passo del cavallo" ed i "quadrati magici".

CIFRARI A SOSTITUZIONE

Contrariamente a quanto avviene nella trasposizione, in questi cifrari la posizione globale delle lettere non muta ma varia invece l’aspetto delle singole lettere: quelle originali, del testo chiaro, vengono sostituite, in quello cifrato, da altre rappresentate secondo una determinata regola che, in tal modo, viene a costituire la chiave del cifrario che, può essere essere di due tipi: monoalfabetico o polialfabetico.
Il più famoso tra i primi è il codice di Cesare mentre tra i secondi quello conosciuto impropriamente come il codice di De Vigenère ha avuto il maggior successo sino al primo ventennio del XX secolo.

È, dunque, evidente che per effettuare la penultima trasformazione del messaggio nella pergamena, è stato utilizzato il metodo di Vernam e, quindi, la sua redazione non può essere anteriore alla scoperta di tale sistema (1917): la chiave scelta, infatti, è lunga come il testo da cifrare e, anche se non è composta da lettere scelte in maniera casuale è, comunque, del tutto idonea allo scopo che si voleva raggiungere (decifrazione impossibile o, quantomeno molto difficile, con il metodo Kasiski) poiché si è utilizzata una sequenza pseudo-casuale di lettere (testo rovesciato della prima lapide della marchesa Marie de Negre d’Hautpoul) mentre, per le sostituzioni, è stata ripresa la solita tabula recta di Trithèmius.
Inoltre la scelta di un testo comprensibile per la chiave - e non di una sequenza di caratteri inintelliggibili - è stata fatta con l’intento evidente di creare un collegamento tra i due i documenti e, tramite il testo della lapide, dare così maggiore credibilità a quello - più recente - cifrato e nascosto nella pergamena.


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