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  • CODICE di VERNAM o di MAUBORGNE

    In effetti l’analisi fatta da Kasiski e da Babbage aveva posto in evidenza che la ripetizione della chiave utilizzata per cifrare il testo in chiaro costituiva il punto debole del metodo in quanto si potevano creare delle ripetizioni nel testo cifrato che ne consentivano la decodifica. I crittografi, quindi, avevano cominciato a compiere esperimenti con chiavi prive di qualunque struttura. Il risultato fu una cifratura assolutamente inviolabile.
    Mentre, dunque, la Grande guerra volgeva al termine (1918) il maggiore Joseph O. Mauborgne, capo delle ricerche crittografiche dell’Esercito degli Stati Uniti - e in modo indipendente da questi, l’ingegnere della AT&T Gilbert Vernam, nel 1917- idearono il concetto di chiave casuale, cioè di una chiave formata non da una o più parole riconoscibili, ma da una serie di lettere che si succedono senza alcun ordine. Fu così introdotta la cifratura a blocco monouso (one-time pad).
    È, però, da ricordare che i limiti pratici di questa sistema - in particolare l’utilizzo esclusivo (una sola volta) della chiave - ha fatto sì che l’invenzione di Mauborgne e Vernam non abbia quasi mai trovato impiego sul campo di battaglia ed il metodo rimase, quindi, pressoché teorico.
    In effetti, l’impiego pratico di questo sistema è attestato in pochissimi casi. Tra questi, nelle comunicazioni tra il Primo Ministro inglese ed i componenti della squadra di Bletchley Park durante il progetto e l’utilizzo della macchina Enigma nel periodo della seconda Guerra mondiale, tra i due Presidenti dell’America e dell’URSS con il famoso "telefono rosso" e tra Che Guevara e Castro, per le operazioni militari.

È, dunque, evidente che per effettuare la penultima trasformazione del messaggio nella pergamena, è stato utilizzato il metodo di Vernam e, quindi, la sua redazione non può essere anteriore alla scoperta di tale sistema (1917): la chiave scelta, infatti, è lunga come il testo da cifrare e, anche se non è composta da lettere scelte in maniera casuale è, comunque, del tutto idonea allo scopo che si voleva raggiungere (decifrazione impossibile o, quantomeno molto difficile, con il metodo Kasiski) poiché si è utilizzata una sequenza pseudo-casuale di lettere (testo rovesciato della prima lapide della marchesa Marie de Negre d’Hautpoul) mentre, per le sostituzioni, è stata ripresa la solita tabula recta di Trithèmius.
Inoltre la scelta di un testo comprensibile per la chiave - e non di una sequenza di caratteri inintelliggibili - è stata fatta con l’intento evidente di creare un collegamento tra i due i documenti e, tramite il testo della lapide, dare così maggiore credibilità a quello - più recente - cifrato e nascosto nella pergamena.


Bibliografia e Collegamenti

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