- JOHANNES TRITHEMIUS
Introdusse l’uso della tabula recta, tabella formata da 25 alfabeti normali, ognuno scalato ordinatamente di una lettera a sinistra rispetto al precedente (il codice di Cesare corrisponde in questa all’alfabeto 3).
- GIOVAN BATTISTA BELLASO
Fece della tabula recta un uso più avanzato collegandolo ad una novità che consisteva nell’utilizzo di una frase chiave (detta verme) che veniva accodata a sé stessa, tante volte quanto era necessario per renderla lunga quanto il testo in chiaro. Si iniziava quindi a cifrare il testo chiaro prelevando il primo carattere della chiave per stabilire quale dovesse essere la riga della tabula recta da utilizzare. Quindi si ricercava nella tavola la riga il cui primo carattere fosse identico e si utilizzava tale riga come alfabeto per il primo carattere del testo in chiaro.
In altre parole, la differenza rispetto al metodo di Trithèmius consisteva nel variare alfabeto in base ad una chiave invece che in maniera sequenziale. - GEROLAMO CARDANO
Con l'intento di avere una chiave che variasse ad ogni messaggio, sempre utilizzando la tavola recta, ebbe l'idea di usare come chiave autocifrante il testo chiaro stesso, ripartendo dall'inizio ad ogni nuova parola da cifrare.
- GIOVANNI BATTISTA PORTA
Utilizza la chiave autocifrante, nella sua interezza e accodata sotto il testo chiaro, che viene applicata, però, ad una tavola di sua invenzione, diversa dalla tabula recta di Trithèmius.
- CODICI di DE VIGENÈRE
Dopo aver studiato i metodi degli autori sopra citati, De Vigenère costruì suoi cifrari tutti migliori e molto robusti.
Uno, infatti, utilizzava la tavola recta di Trithèmius e la chiave autocifrante del Cardano, nella forma particolare in cui la lettera iniziale era casuale e concordata e la parte aggiuntiva presa dal testo chiaro privato della lettera finale (e, in un'altra variante, dal testo cifrato). Il sistema appena illustrato introduce un nuovo concetto... errato! Il sistema della chiave autocifrante del Cardano contiene almeno due errori gravi:- possono esserci due lettere derivanti dalla codifica. Questo succede normalmente anche con altri sistemi, ma in questo il destinatario non conosce la chiave rappresentata dal testo in chiaro... che, invece, deve essere ancora decrittato!;
- il destinatario, secondo quanto or ora descritto, si trova nella stessa condizione di un crittoanalista, con l'unica agevolazione che è già a conoscenza del metodo usato in fase di cifratura, mentre il crittoanalista deve scoprire anche quello. Non è quindi un sistema comodo, né tanto meno veloce in fase di decrittazione;
Un secondo ancora, che è stato all’origine poi dell’errata attribuzione del metodo a lui stesso, utilizzava, invece, la tecnica di Giovan Battista Bellaso con la sola differenza che la chiave di cifratura era formata da lettere scelte a caso così come le corrispondenze verticali per la scelta dell'alfabeto. Infatti la sequenza letterale della prima riga orizzontale e della prima colonna verticale della tabula erano anch’esse formate da lettere dell’alfabeto scelte a caso mentre le rimanenti erano tratte da quella di Trithèmius.
Orbene, la prima trasformazione del messaggio nascosto nella pergamena, è stata fatta utilizzando la tavola recta di Trithèmius mentre la chiave è una parola breve (mortepee) scritta ripetutamente sotto al testo chiaro in modo che ad ogni sua lettera sia associata una lettera della chiave.
Per ottenere il testo cifrato il passo successivo da compiere è quello di cercare nella prima riga della tavola la lettera del chiaro e nella prima colonna quella della chiave: la lettera cifrante è quella che si trova all’intersezione della colonna con la riga. Quindi, in ultima analisi, il metodo qui adottato è quello del Bellaso. - GLI SVILUPPI SUCCESSIVI
Diversamente dai codici ideati dal De Vigenère, solo quello attribuitogli per errore ebbe molta fortuna e divenne famoso. Era considerato così affidabile che fu soprannominato "le chiffre indéchiffrable" ed il metodo fu utilizzato in diversi paesi di tutto il mondo fino agli inizi del XX secolo, epoca in cui fu scoperto il modo per decodificarlo.
I codici veri ideati dal De Vigenère, dunque, passarono del tutto inosservati mentre quelli derivati dal metodo del Bellaso - si ripete, attribuito per errore al De Vigenère - furono addirittura riscoperti nei secoli successivi.
Parte I
Parte II
Parte III
- Storia della Crittografia
- Tecniche Crittografiche
- Passo del cavallo
- Quadrati Magici
- Testi Crittografici



