Sistemi Crittografici
I metodi crittografici si sono evoluti sino a tutto il XX secolo
e, rispetto a quelli sviluppati empiricamente nei tempi antichi, sono
divenuti sempre più complessi ed affidabili prima con l’introduzione
delle macchine cifranti, poi con l’avvento della crittografia computerizzata
(vedi storia della crittografia).
La tecnica si fonda principalmente
sull’utilizzo separato o congiunto di due operazioni fondamentali: la
trasposizione e la sostituzione, tramite le quali sono stati messi in
pratica i due principi generali della crittografia - la diffusione e
la confusione - ottenendo la trasformazione del messaggio originale
(testo chiaro) fino a renderlo oscuro (testo cifrato) a chi non conosce
le regole del metodo adottato.
CIFRARI A TRASPOSIZIONE
In questi cifrari le lettere del messaggio originale vengono rimescolate
in modo altamente complesso tanto che il messaggio finale risulta, a
prima vista, caotico. In pratica il testo cifrato non è altro che un
gigantesco anagramma del testo chiaro e la chiave consiste nella conoscenza
dei passi con cui ripristinare la successione originaria delle lettere.
Questa semplice costruzione può essere complicata costruendo delle apposite
griglie dove viene inserito il testo, applicando sistemi diversi di
prelevamento delle lettere (per cui vanno lette, ad esempio, prima le
colonne pari e poi quelle dispari) oppure con altro più irregolare in
cui l’ordine nel quale vanno successivamente considerate le colonne
è dato da una parola chiave che, di fatto, viene a costituire la chiave
del cifrario.
Benché essi, storicamente, siano stati i primi ad essere
usati, furono presto messi da parte: il loro segreto è infatti piuttosto
debole, poiché si può scoprire con procedimenti ed induzioni relativamente
semplici: i più famosi metodi utilizzati nell'antichità furono il cd.
"passo del cavallo" ed i "quadrati magici".
CIFRARI A SOSTITUZIONE
Contrariamente a quanto avviene nella trasposizione, in questi cifrari
la posizione globale delle lettere non muta ma varia invece l’aspetto
delle singole lettere: quelle originali, del testo chiaro, vengono sostituite,
in quello cifrato, da altre rappresentate secondo una determinata regola
che, in tal modo, viene a costituire la chiave del cifrario che, può
essere essere di due tipi: monoalfabetico o polialfabetico.
Il più
famoso tra i primi è il codice di Cesare mentre tra i secondi quello
conosciuto impropriamente come il codice di De Vigenère ha avuto il
maggior successo sino al primo ventennio del XX secolo.
- CODICE DI CESARE
Il metodo è basato sulla sostituzione di ogni lettera del testo chiaro con quella determinata dallo scorrimento ordinato di un prefissato numero di lettere dell’alfabeto a partire dalla "A" (quattro per quello di Cesare).
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
DEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZABC
- CODICE cosiddetto di DE VIGENÈRE
Per cifrare il testo nascosto nella pergamena è stato usato un metodo del quale gli è stata erroneamente attribuita la paternità anche se tale sistema non è mai stato da lui ideato.
Esso, invece, è una variante ricavata da quelli di altri studiosi dell’epoca, molto più semplice da risolvere rispetto ai metodi realmente sviluppati dal De Vigenère. - LEON BATTISTA ALBERTI
Fu il primo a proporre l’uso di due o più alfabeti cifranti la cui sostituzione doveva avvenire durante la cifratura del testo, per confondere di più l’eventuale decrittatore. È questo il vantaggio decisivo concepito nel suo sistema; tuttavia, pur essendosi imbattuto nella più importante scoperta del millennio nel campo delle scritture segrete, non riuscì a trasformare la sua idea appena abbozzata in una tecnica ben definita. A completare l’opera provvide un gruppo di altri intellettuali di varia provenienza che misero a frutto la sua originaria intuizione.
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