In questo stesso periodo, infatti, altri pittori, tra cui il COZZA [3] ed il più famoso DOMENICHINO, avevano reintrodotto l'uso della prospettiva, quest'ultimo sotto la guida del padre teatino Matteo ZOCCOLINI da Cesena (1574-1630), teorico e pittore formatosi sotto la protezione dello storico e scienziato cesenate Scipione CHIARAMONTI. Zoccolini, ebbe accesso a manoscritti del da Vinci, oggi sconosciuti - talmente preso dallo studio di Leonardo decise di adottarne la scrittura sinistrorsa - fu autore di quattro trattati uno dei quali è stato di recente ritrovato con postille autografe di Poussin [4]. Dell'amore grande del pittore francese per lo scienziato pisano il Bellori dà convalida con la seguente notizia:
Argomento del suo sapere sono le figure che egli disegnò nel Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci, stampato co' suoi disegni in Parigi l'anno 1651.
Una specie di camera oscura, già usata da Leonardo (Oculus artificialis)
per lo studio delle eclissi solari, venne utilizzata durante tutto il
Rinascimento per proiettare, su pareti o tele, le immagini che servivano
alla realizzazione di opere d'arte. Anche Raffaello ne aveva fatto uso
e, la tecnica, divenne poi famosa a seguito della pubblicazione dell'opera
del veneziano Daniele BARBARO, "La pratica della prospettiva" (1568).
Anche il Kircker aveva costruito la sua camera oscura (1646) ad Amsterdam
e le sue grandi dimensioni potevano consentire all'artista di potervi
entrare dentro. Su una parete un piccolo buco consentiva alla luce di
passare andando a riprodurre il paesaggio esterno sulla parete opposta.
Il disegnatore in piedi tracciava su un grande foglio steso sulla parete
i tratti del paesaggio. Il disegno veniva poi completato nello studio
dell'artista. Kircker intuì che il fenomeno poteva avvenire anche al
contrario, in proiezione, ed ideò un proiettore di disegni, la cosiddetta
"lanterna magica".
Uno dei motivi, dunque, che più distingue i pittori rinascimentali da
quelli barocchi è proprio l’uso della prospettiva. Nei primi, però,
era una tecnica che rendeva chiaro e razionale lo spazio rappresentato,
nei secondi, invece, questa tecnica è usata per ingannare l’occhio e
far vedere spazi che non esistono, in maniera illusionistica. Inutile
dire che per usarla in questo secondo modo, bisognava conoscere la prospettiva
in maniera perfetta ed essere dei virtuosi nel suo uso. E tuttavia tutta
questa "arte", o tecnica, era usata non per la verità ma per rendere
apparentemente vero il falso. Questo è uno dei motivi di fondo che più
ci danno l’idea della distanza che passa tra estetica rinascimentale
e estetica barocca.
La pittura del Seicento, tuttavia non è stata solo quella barocca. In particolare nel corso del secolo si possono distinguere altre due correnti fondamentali: il realismo, di derivazione caravaggesca, e il classicismo, di derivazione carraccesca. Nella prima corrente rientrano, in particolare, le maggiori esperienze europee del XVII secolo: quelle che si sviluppano in Olanda e in Spagna e nel regno di Napoli. Grandi interpreti di questa tendenza furono REMBRANDT, VERMEER, VELASQUEZ, solo per citare i maggiori. Nella corrente del classicismo ritroviamo innanzitutto i pittori bolognesi diretti allievi di CARRACCI, tra i quali il Guido RENI e il Domenichino, ma anche pittori francesi, attivi a Roma, quali Poussin o Claude LORRAIN. In sintesi l’arte del Seicento, molto più variegata di quel che sembra, si divide nella ricerca del vero (realismo), dell’idea (classicismo) o dell’artificio (barocco) [5].
Poussin fu, quindi, tra i pittori che maggiormente attinsero alla tecnica del Domenichino ed al suo uso della prospettiva, secondo quanto ancora ci è stato riferito dal biografo suo, Bellori:
Né usò egli questi studi soli con l'imitazione de gli ottimi esempii, ma applicossi alla geometria ed alla prospettiva ovvero ottica, così nella posizione e diminuzione de gli oggetti come nella ragione de' lumi e dell'ombre; al quale studio gli furono scorta gli scritti del P.F. Matteo Zoccolini teatino, che fu maestro di Domenichino in questa scienza e pittore in essa il più eccellente del nostro secolo: li quali scritti si conservano nella biblioteca del signor cardinale Francesco Barberini, ed altri in San Silvestro a Monte Cavallo. [...] Circa il naturale frequenteva l'Accademia del Domenichino, che era dottissima, e venerò sempre questo sopra ogn'altro maestro del suo tempo. Volgevasi allora ciascuno alla fama di Guido Reni, concorrendo li giovani a copiare e disegnare l'istoria di Santo Andrea condotto al martirio, dipinta di sua mano in San Gregorio; fra quelli che vi erano italiani e forastieri si trovò solo Pussino a disegnare l'altra di rincontro de Domenichino; e seppe così bene essaminare le parti e le bellezze di quest'opera mirabile che gli altri, persuasi ed indotti da suo essempio, si rivolsero anch'essi allo studio del Domenichino.



