ULTIMO AGGIORNAMENTO: 02/04/2005

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LES BERGERS D'ARCADIE (II), opera attribuita al periodo romano di Poussin, fu realizzata tra il 1638 ed il 1640 e la sua storia è abbastanza singolare. Il quadro gli venne forse commissionato, assieme ad altri tre di cui due sono andati perduti ("Riposo durante la fuga in Egitto" - "Tempo salva verità da invidia e discordia" - "Danza alla musica del tempo"), dall'allora cardinale Giulio ROSPIGLIOSI, poi asceso al soglio pontificio col nome di CLEMENTE IX, patrono del pittore francese a cui era stato presentato da Giovan Battista Marino. I due si erano conosciuti presso l'influente circolo letterario ed artistico del cardinal Maffeo Barberini, innalzato al soglio pontificio nel 1623, con il nome di URBANO VIII.

L'opera è una delle pitture "a tema" che il cardinal Rospigliosi aveva commissionato, così come è detto dall'amico e biografo del pittore francese, l'abate Giovanni Pietro BELLORI, ne "Le vite de' pittori, scultori e architetti moderni" (1672) al riguardo del quadro "Il ballo della vita umana": «Oltre le favole esposte riferiremo alcuni concetti morali espressi in pittura, tra li quali bellissima è l'invenzione della vita umana nel ballo delle quattro donne simili alle quattro stagioni», mentre per "LA FELICITÀ SOGGETTA ALLA MORTE", titolo originale dell'opera oggi conosciuta come "ET IN ARCADIA EGO": «La terza moral poesia è la memoria della morte nelle prosperità umane. Finse un pastore della felice Arcadia, il quale, piegato un ginocchio a terra, addita e legge l'inscrizzione di un sepolcro scolpito in questi caratteri "Et in Arcadia Ego", cioè che il sepolcro si trova ancora in Arcadia, e che la morte ha luogo in mezzo le felicità. Evvi dietro un giovane inghirlandato che s'appoggia a quel sepolcro e guarda intento e pensieroso, ed un altro incontro s'inclina ed addita le parole ad una leggiadra Ninfa vagamente adorna, la quale tiene la mano sulla spalla di esso, e nel riguardarvi sospende il riso e dà luogo al pensiero della morte. In altro simile soggetto figurò il fiume Alfeo». (1)

Poussin, dunque, cominciò a lavorare alla seconda versione del suo famoso quadro, su commissione del cardinal Rospigliosi, uomo noto per la sua gentilezza, il garbo e l'estrema modestia e che, dunque, non fu l'arido teologo di vedute ristrette come ci viene talvolta presentato. Al contrario, fu pieno di sensibilità artistica, i cui vari e vasti interessi si spingevano, grazie anche all'aiuto del suo bibliotecario, Athanasius KIRCKER, fino allo studio delle dottrine occulte ed esoteriche - di cui è piena l'opera più importante del gesuita, l'OEDIPUS AEGYPTIACUS - al punto che la sua curiosità nei confronti di sistemi di pensiero che oltrepassavano decisamente i confini fissati dalla teologia cattolica ufficiale lo portò ad essere soprannominato "il papa libero pensatore".
Nonostante le critiche dell'autore stesso, ampie sezioni dell'Oedipus sono talmente ricche di dettagli minuziosi da diventare veri e propri manuali di cabalistica, di magia astrologica egiziana e di ermetismo. Questa strana contraddizione ha portato a concludere che, a dispetto delle affermazioni in senso contrario, Kircker era in realtà un fervido sostenitore di queste dottrine ma che, in considerazione della propria posizione di prestigio, era costretto, per tutelarsi, a ripudiarle nel momento stesso in cui le esponeva. In effetti, un indizio del suo pensiero può essere ravvisato nell'illustrazione scelta per l'ultima pagina della sua opera più importante, un'immagine di ARPOCRATE, dio greco-egizio del silenzio, con un dito sulle labbra come a dire: «Se conosci il messaggio segreto, custodiscilo gelosamente».